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Visualizzazione dei post da dicembre, 2025

Autopubblicare vuol dire fregarsene dell’essere bravi abbastanza

Esercitando il mestiere dell’ autoeditore  mi sono reso conto che se  scrivere  dev'essere prima di tutto un piacere, questo stesso piacere, questo  diletto , questa soddisfazione tutta personale e per ciò stesso relativa e strettamente riguardante chi ne beneficia, deve prescindere dall'idea o dal  pensiero  d'essere "bravi abbastanza" . Ciò non vuol dire fregarsene del  confronto , della  dialettica , dello scambio di vedute, tutte cose che possono comunque tornare a nostro vantaggio, significa solo che bisogna imparare a non mettere in discussione il portare avanti quello che si fa anche in nome del fatto di non risultare di livello accettabile . L’indipendenza sta anche in questo. È un po’ come suonare uno strumento musicale. O come volare. Non solo chi sta in alto è legittimato a continuare . Per proseguire, quindi, bisogna imparare a blindare, a non mettere in discussione il piacere stesso. Potrò anche non dipingere come  Picasso , ma s...

L'autoeditoria e il peso del risultato

Mentre mi guardo allo  specchio , dicendomi che ancora una volta sono sopravvissuto a un malanno, mini influenza o raffreddore persistente non l'ho ancora capito, m'è venuto in mente che ho fatto parte di una  generazione  a cui è stato insegnato a fare in funzione di un risultato , ad agire solo ed esclusivamente per raggiungere un obbiettivo, piccolo o grande che sia. Il fare per fare, il fare a prescindere, il fare per piacere, l'agire non in funzione di qualcosa di preciso o di calcolato, l'azione fine a sé stessa, non sono mai stati ben accetti né predicati . E oggi, come ieri, sono guardati con lo stesso sospetto e disprezzo. Vengono ostacolati e derisi . Ma il ragionamento in questione non si ferma all'applicazione di una ricetta, di una pianificazione, di una programmazione. L'agire che conta, e a cui veniamo quotidianamente indottrinati, è solo l'agire che raggiunge il risultato . Se ho conseguito il mio obbiettivo, la mia azione ha avuto e ha un se...

Autopubblicazione e copertina: rappresentatività o incisività?

Mentre rimuginavo di fronte all'ennesima tazzina di  caffè , mi è venuto in mente che una copertina semplice , con al centro una  foto  possibilmente bella, interessante, curiosa, o comunque rappresentativa delle pagine che la seguono, è il più bel regalo che un  autore  possa riservare ai propri  lettori . E vi dirò di più. Sforzarsi di trovare, o meglio, di ritrovare, la semplicità , la genuinità di ciò che si vuole mettere in vetrina, non fa che aggiungere valore all'opera. Nessuno conosce ogni sua singola  pagina  meglio di chi l’ha scritta e, per questo stesso motivo, nessuno, meglio di lui, è in grado di stabilire quale  immagine  sia maggiormente rappresentativa . In relazione al senso di quest’ultimo aggettivo, alcuni, se non la maggior parte, tendono a distorcerlo e a farlo coincidere con il grado d’incisività . Cioè: più è in grado di colpire, di spingere all'acquisto , più è degna di rappresentare il suo contenuto. Il sottosc...

Seconda edizione di "A coda di rondine"

Già in rete in tutte le librerie on line e nella sola edizione digitale, questo racconto lungo, che alcuni mi hanno suggerito di chiamare romanzo breve, anche se il sottoscritto continua, imperterrito, a rimanere sulla sua definizione, perché del romanzo non ha sì la lunghezza, e questo è palese, ma nemmeno la struttura, arriva alla sua seconda edizione che, come accade puntualmente per quel che rendo edito, elimina completamente la prima . Alla radice. Salvo, ovviamente, quelle poche copie acquistate dai lettori. Riletto e rimuginato parecchie volte in tutti questi mesi, l'impianto base della prima edizione rimane , a dir la verità, anche se ho cercato di ripulirlo e di sporcarlo al tempo istesso, e di renderlo il più possibile coerente al personaggio principale, ma le aggiunte e la loro influenza su tutto il risultato complessivo rendono quest'opera profondamente diversa dalla precedente. Cambia la copertina , come qualcuno avrà già notato, e la sinossi, pur non essendo corr...

Autopubblicare vuol dire condividere i lettori

Quando passo sotto casa, una delle cose che amo più fare, è osservare attentamente quella straordinaria orda di bifolchi che bivacca all'interno e all'esterno del bar all'angolo. I personaggi sono esemplari rozzi, di solito piuttosto aggressivi anche solo a parole e mentre scherzano tra di loro. A quelle poche espressioni di senso compiuto che riescono a spiccicare con estrema difficoltà, uniscono, non di rado, una certa forma di grugnito che varia in ragione del fatto d'essere in accordo o meno con il proprio interlocutore. Sono anche quasi sicuro del fatto che i  tatuaggi  che ostentano con disinvoltura non abbiano nulla a che vedere con il loro vero vissuto. Sono come degli adesivi colorati. Costosi, sì, ma senza alcun significato profondo. Sono dei puri ignoranti. Gioiosi, inconsapevoli, veraci, ma pur sempre ignoranti incapaci di evolversi culturalmente. Quando riesco a beneficiare della loro presenza per più di qualche istante, realizzo quanto sia tristemente vero...

Autoeditoria, revisione e correzione: punteggiatura e dintorni

Rileggendo e correggendo " A coda di rondine " per la prossima  edizione , mi sono accorto che la supervisione della punteggiatura non può essere fatta se non a voce alta . Tutta un'altra cosa. Mentre la correzione degli errori di battitura e l'editing vero e proprio, e cioè il miglioramento della resa del testo, possono essere effettuati in tutta tranquillità anche in modalità silenziosa, la percezione della resa della pulsazione delle frasi ha bisogno di suono , di  voce . In altre parole, chi corregge, deve letteralmente rodare strada facendo le pause e i punti fissi che intende conferire. Questo comporta, inevitabilmente, che, chi legge ciò che ha scritto, deve sforzarsi d'interpretarlo e farlo interpretare secondo quanto voleva effettivamente realizzare . Bisogna anche cercare di rispettare le regole generali, questo è chiaro, tipo l'evitare la virgola prima del "ma" avversativo o del "e" congiunzione, giusto per fare un esempio, fatte...

Autoeditoria, editoria e il tour promozionale

A proposito della giusta distanza tra chi legge e chi scrive di cui parlavo qualche tempo fa  ( Autoeditoria: la giusta distanza ), ho notato che, sempre più spesso, scrivere, e non per forza sotto contratto editoriale, oramai anche gli autoeditori ne abusano, comporta l'abbandonarsi al compimento di un gesto estremo: il tour promozionale . Intendiamoci: ma oltre a fare un poco di gazzosa, mi dite a che serve? Sì, va bene, me li immagino già tutti in coro: la promozione, il far girare il nome del  libro , della casa editrice e dello  scrittore , fare cassa, mettere a frutto l'investimento e portare a casa la pagnotta . Ma siamo davvero convinti che comporti una maggiore probabilità di vendere anche solo una copia in più? E ci sta pure che anche l'ego di chi scrive ha bisogno di essere concimato, e quale migliore occasione, se non quella di vedersi e sentirsi fare delle domande inutili e banali in una saletta semivuota, l'alternativa è la piccola libreria indipendente, c...

Una libreria non è un locale

Nonostante ci si ostini a voler riconvertire le librerie in luoghi d'incontro dove si realizzano eventi, si mangia e si ascolta  musica , a volte pure dal vivo, e questo per cercare di dare una sferzata di vitalità all'attività economica in sé, che poi quella rimane, e cioè vendere  libri , nulla sembra funzionare. E si vede, perché, nonostante qualcuno resista o addirittura apra, c'è qualcun altro che, con dati alla mano, realizza che la sua missione, per così dire, è andata letteralmente a remengo e conviene tenere la serranda abbassata . Cioè: magari l'evento funziona pure, la gente viene, parla, mangia, ride, ascolta la musica, magari sfoglia pure qualche  libro  e lo compra. Il punto, però, è un altro: per quanto tempo si può andare avanti così? Per quanto tempo ci si deve costringere ad agghindare, ad abbellire qualcosa per farlo assomigliare a qualcos'altro? Quanti eventi è necessario organizzare per far sapere alla comunità che esistiamo come libreria, come ...

Autoeditoria, identità e deformazione della scrittura

Una di quelle cose che può farci recuperare l' autoeditoria  è l'autenticità del  linguaggio . Chi scrive e pubblica da sé ha una grandissima opportunità:  scrivere  come parla . Distorcere il linguaggio scolastico e farlo assomigliare sempre di più a noi e alla nostra  parlata , lo rende caratteristico, particolare, unico. Recuperare quella spontaneità d'espressione che si vuole nascondere a tutti i costi per non apparire ignoranti o meno acculturati di altri, perché questo ci hanno insegnato, ci rigenera come persone. E, non soltanto, perché rivela le nostre  origini , la  regione  da cui proveniamo, ma anche e soprattutto perché esplicita la nostra vera potenzialità linguistica, che poi è legata strettamente, non solo, al  vocabolario  di cui abbiamo potuto beneficiare, ma anche all'indole caratteriale che ci appartiene come persone nate e cresciute in un dato contesto. Identità individuale linguistica e culturale . Liberarla, e libe...

Chi scrive non è chi vive

  Ma perché volete conoscere la vita di chi scrive? Ma che ve ne importa? Credete, davvero, che possa cambiare di una  virgola  il valore della sua  opera ? Se c'è una cosa che evito scrupolosamente di fare quando compro un  libro , è quella di scorrere la  biografia  del suo  autore . La ragione? Non voglio farmi condizionare. E poi, anche leggerne su un trafiletto i trascorsi non mi aiuterebbe a conoscerlo veramente. Ma se pure ne fossi in grado, non m'interesserebbe. Ma che v'importa di sapere che titolo di studio ha, di chi è figlio, se ha avuto traumi infantili o se ha difetti fisici, se è sposato, se sua moglie gli ha messo le corna o se dopo che l'ha lasciato s'è messa a  scrivere  pure lei per vendetta o addirittura per invidia. Quando decido di acquistare un  libro , la prima cosa che faccio è incominciare a leggerlo . E le prime  pagine  sono tutto. Se ci si intende subito o quasi subito, allora e solo allora si ...

Il piccolo laboratorio da autoeditore ha bisogno di tranquillità

Il piccolo laboratorio da  autoeditore  ha bisogno di tranquillità, di silenzio, di  pace  e di tempo, perché, per mettere per iscritto i  pensieri , i  ricordi  e le  sensazioni , si necessita assolutamente di tutti questi quattro ingredienti. Un po' come la tana del  riccio , un luogo in cui ci si può distendere, rilassare e ritrovare. E  scrivere  è ritrovarsi . Si scrive per piacere, per passione, per il gusto di rileggersi dopo qualche anno e sorridere, sorridere di gusto per il solo fatto di non riconoscersi più. Perché si cambia, cambiamo noi e cambia tutto quello che abbiamo scritto . Non rivedersi o stupirsi di quanto buttato giù è la normalità. In fondo è come riguardare una vecchia  foto , un vecchio  abito , un vecchio paio di pantaloni consumati che ci piacciono ancora abbastanza o che rifiutiamo categoricamente d'indossare perché non li sentiamo più nostri. In alcuni casi si può anche detestare rileggersi . S...

L'autoeditoria e la prima stesura

  Se fai  autoeditoria , la prima  stesura  è importante . Anzi, decisiva. Comprende tutto quello che puoi buttare fuori di primo acchito, ossia l'eternamente modificabile , in discussione perché sviluppabile a dismisura. Si tratta di abbandonarsi , di cavalcare l' onda  del voler esprimersi, del volersi svuotare, del volersi ripulire i meandri delle cervella, che poi dovrebbe rimanere l' eterno  desiderio  di chi decide d'intraprendere l'opera di dilettarsi con la  scrittura . Nonostante sia uno  sfogo , un primo passo verso una fase più avanzata in cui si cura il  dettaglio , la prima stesura ha la straordinaria importanza di permettere di non tralasciare niente , di non dimenticare qualche chicca che poi potrà fare la differenza. Una cosa molto utile da fare può essere, inoltre, annotare su un  taccuino  ogni potenziale spunto che si potrà sviluppare in seguito. Ogni  idea , ogni  frase , ogni punto di partenza che...