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Autoeditoria

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Benvenuti nel mio piccolo laboratorio da Autoeditore. 

Qui si immagina, si scrive e si pubblica. 

Senza intermediari. 

Il mio modo d'intendere l'autoeditoria esula dal concetto d'impresa, dall'idea di vendere libri, dal guadagno, dall'ingegnarsi su come piazzare un prodotto, vuoi attraverso una copertina o una campagna marketing, vuoi con un video o l'abuso dei social. 

Il mio lavoro è un lavoro lento, solitario, senza una fine vera e propria, senza un fine. 

Scrivere per scrivere. 

Rileggo, ci ripenso, rimugino e poi ritocco. 

Non c'è un termine, una scadenza, non c'è fretta, non c'è un impegno che prescinda dalla necessità di arrivare là dove voglio arrivare. Non devo rendere conto a nessuno di quello che faccio. Non mi aspetta nessuno. 

Non mi aspetto nulla. 

Quello che pubblico è in continua evoluzione, in costante rifacimento, miglioramento, cambiamento. Ciò che faccio lo faccio per me. Ciò che scrivo e che pubblico, lo scrivo e lo pubblico unicamente per me. 

Prescindo dal giudizio del lettore. 

Se quest'ultimo apprezza il mio lavoro, sono contento per lui. Se non lo fa, così sia, pazienza. Per me non cambia una virgola. 

Il mio modo di fare autoeditoria è autoreferenziale e se ne frega altamente sia del mercato che delle vendite. Il mio modo di fare autoeditoria fa un passo indietro, non in avanti. 

E lo fa attraverso il rimanere fedele a me stesso come autore, ai miei tempi, ai miei principi, ai miei valori, alla mia sensibilità, alla mia dignità, alla mia volontà. 

Rispettare il lettore non significa accontentarlo.


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