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Scrivere è un piacere ma non è conveniente

Più passa il tempo e più mi rendo conto di quanto ogni forma d’arte debba rimanere svincolata, non solo, dal mercato, ma, in generale, dal concetto stesso di convenienza. Si fa  arte  per necessità interiore, per passione, per piacere, ma non perché conviene. Ogni  opera  ha un valore intrinseco, per il suo  autore  ma anche per chi ne usufruisce, che non potrà mai coincidere con un eventuale prezzo da fruizione. L’ artista , e non importa che scriva, che canti, che si muova, che dipinga o che suoni, raggiunge il suo scopo, trova la sua soddisfazione e il senso di quello che fa mentre lo fa. Mentre fa arte e dopo che l’ha realizzata. Lo sfruttamento economico dell’opera è un’altra cosa. Io non dico che un artista non abbia il diritto di vivere di quello che fa come artista, per carità, io dico che se realizza qualcosa solo ed esclusivamente per guadagnare anche il tanto che gli basta per viverci, non fa l’artista, fa un’altra cosa. Chi fa arte non può lamen...
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Autoeditoria: volete essere scoperti e letti?

Mentre passeggio lentamente in attesa che Marcus faccia quello che deve fare dopo aver trovato il posto giusto, mi guardo intorno, perché  passeggiare  senza meta vuol dire anche questo, e rimugino.  Tenete presente che il sottoscritto, da un po' di tempo a questa parte, osservati con attenzione e disgusto tutti gli psicopatici ultrasettantenni che non fanno altro che marciare alla velocità della luce senza sosta e in qualunque direzione come se fossero treni senza freni su un binario, ha cominciato a imporsi, non solo, di non fare così, ma di fare proprio il contrario.  E il muovere lentamente una gamba alla volta, coniugato al fatto che, finalmente, il tuo cane ha trovato il posto adatto per "espletare", mi fanno venire in mente che chi scrive, se ci pensate un attimo, ha le stesse necessità di chi sta seduto in gabinetto.  Prima di tutto ci dev'essere l'impellenza di esprimersi, un'inevitabile spinta che proviene da dentro, un irrefrenabile tumulto interior...

Il fantasma (parte prima)

Il fantasma lo vedo tutti i giorni quando porta a spasso il suo cane. Sono insignificanti tutti e due.  Quando li guardo, non so chi sia che porta a spasso chi.  Sono spenti, stanchi, vecchi. E poi non hanno più gli occhi . Hanno come due buchi neri , due cavità oscure contorniate da un grigio sfumato. Se li osservo bene, sembrano due cadaveri, due borse quasi vuote, piene soltanto di qualcosa che non assomiglia minimamente a un ultimo soffio di vita . Quella del fantasma non pare affatto una passeggiata.  Sembra più una corsa contro il tempo , un'abitudine che non ha più un senso o un piccolo piacere che le corrisponda. Sembra più un affanno, il desiderio di fare in fretta qualche cosa che si dovrà rifare la mattina dopo e poi ancora e ancora. Il suo sguardo non è mai rivolto a un oggetto, a una persona.  Non ha una direzione .  Uno sguardo privo di espressione, privo di vita. Qualche volta, specie la mattina presto, quando sguinzaglia il suo piccolo non morto...

Avanti o indietro?

Io sto sempre qua,  in mezzo alla gente che oramai non fa più distinzioni tra il ridicolo e il divertente, e telefono ,  telefono sempre, per un amico , perché dove c'è miseria non c'è dignità, ma riluccica il voto di chi scambia  una pera per un fico. (Se ti è piaciuto il post, condividilo) P.S.: la foto è mia e non c'entra nulla con l'argomento.

Quando muore un vecchio della mia città

Quando muore un vecchio della mia città , non te ne accorgi dalla puzza di cadavere che arriva fin sul pianerottolo rendendo l’aria irrespirabile. Non te ne accorgi neppure dalla bara che scivola silenziosa giù per la tromba delle scale o da un corteo funebre che non seguirai e a cui non verrai mai invitato. Se sei tra i più fortunati , riesci ad assistere all’arrivo dell’ambulanza e alla concitazione di chi sta ai balconi o di sotto, per strada , ad aspettare di vedere chi verrà issato sulla barella e trasportato, non si sa dove, ma a sirene spiegate . Sparito, scomparso, volatilizzato . Hai la certezza amara e inspiegabile che non lo rivedrai mai più, che non ti ritroverai, per l’ennesima volta , nell’imbarazzo di doverlo salutare o scambiarci qualche parola durante il breve tragitto condiviso nella cabina dell’ascensore condominiale. Oramai da qualche giorno non lo vedi uscire di casa e rientrare con la spesa o il giornale, o fermo vicino al semaforo , con un amico. Di punto in bi...

C'è una netta distinzione tra autoeditoria e autopubblicazione?

Sì, è vero . C'è una netta distinzione tra autoeditoria e autopubblicazione , tra il pubblicare un libro o un racconto da soli e il postare qualcosa sui social o su un blog, come questo. Anche se postare sui social non significa per forza scrivere schifezze o cose sgrammaticate . Si possono postare anche contenuti di un certo livello. Per assurdo, forse, il modo per essere letti con più facilità è proprio attraverso l'uso di questi strumenti . Poi che non porti soldi o che ci sia qualcuno che possa fare copia e incolla con quanto ci è costato parecchio buttare giù e ritoccare maniacalmente, beh, quello è un altro discorso. Ma io dico sempre che se qualcuno pubblica qualcosa che non ha scritto, molto difficilmente, visti i tempi, ci potrà fare dei soldi. E poi se è anche un po' pieno di sé , è ancora più difficile che si pavoneggi con qualcosa che sa benissimo di non aver fabbricato. Una questione di ego , insomma. Ma il punto che volevo toccare è un altro. O meglio, vorrei ...

Il logorio delle onde

Mentre il caldo,  il silenzio,  il tuo camminare ,  il mio tenere presente,  ci dividono, decido che il ronzio di ogni pensiero merita il giusto cassetto  e mi accorgo che dimenticare,  così come tuffarmi per raggiungerti,  è una liberazione. (Se ti è piaciuto il post, condividilo) P.S.: la foto è mia e non c'entra nulla con l'argomento.

Chi scrive per interesse e chi no

Arriva un momento in cui anche chi crede fermamente di potercela fare, e per potercela fare intendo arrivare a un traguardo di un certo livello, deve riuscire a dire e a dirsi basta . L'autoeditore, in questo senso, così come uno scrittore, non fa eccezione. L’estrema facilità di pubblicazione, il mercato saturo , l’invisibilità in mezzo a milioni di potenziali talentuosi, la distorsione dei mezzi di comunicazione e promozione e una platea di lettori che non fa altro che restringersi o indirizzarsi verso taluni generi che la fanno da padrone, rende questo mestiere indubbiamente inconcludente e inidoneo a realizzare quei propositi che ogni neofita pensa di poter riuscire a mettersi in tasca nel giro di poco tempo. Ma nell'autoeditoria, così come nell'editoria media, piccola e molto piccola, anche il sopravvivere , il vivere dignitosamente del proprio lavoro, possono essere considerati (e ormai lo sono) un lusso inarrivabile. E questo perché, semplicemente, non c’è domanda o...