Scrivere è un piacere ma non serve, non serve a niente. E a nessuno. Tranne a chi lo fa, questo è chiaro. Perché chi scrive per il puro gusto e piacere di esprimersi, lo fa per nulla. Lo fa. Punto. Sembra duro da digerire, per alcuni potrà pure apparire ridicolo, ma è così. Scrivere spontaneamente, per l'esigenza insopprimibile di esprimersi, di liberarsi, non è e non può essere oggetto di alcun mercato , e se lo diventa è un puro caso. Chi decide di buttar giù qualcosa per sputarci dentro l' anima , non si aspetta nulla: un lettore , un complimento, una pacca sulla spalla, un ritaglio su un quotidiano locale. Lo fa solo per sé. E si tratta di puro egoismo , ma di sano egoismo. E si mette davanti al computer come un ubriaco bivacca sulla sua panchina preferita con una bottiglia di vino in mano. Quando ha finito, quando s'è svuotato da tutto quello che non poteva lasciarsi dentro, perché gli rimbombava in testa ...
Non so che cosa mi sia successo, ma sono entrato quasi subito nel panico. E la cosa era strana, in fondo il direttore del negozio mi aveva chiesto soltanto di prendere quel banchetto lurido che stava nel magazzino, tra la pressa del cartone e il primo bancale di pelati, di dargli una bella pulita e di posizionarlo di fianco al tornello dell'entrata. Ci aveva tenuto a mettermi in mano straccio, carta e detersivo spray, tieni mi aveva detto, e aveva ribadito di fare un buon lavoro, che poi quel piccolo, insignificante banchetto, sarebbe stata la prima cosa a saltare all'occhio di tutti i clienti. Mentre cercavo di ripulirlo dal grasso e dalla polvere, che insieme avevano creato una miscela collosa difficilissima da mandare via, tanto che lo stesso sgrassatore pareva arrancare, sono stato assalito dall'ansia che qualcuno potesse riconoscermi. Mesi, anni, decenni di studio senza orari, senza tregua, senza risparmio, in costante preda dei sensi di colpa di non essere mai abba...