Una di quelle cose che può farci recuperare l' autoeditoria è l'autenticità del linguaggio . Chi scrive e pubblica da sé ha una grandissima opportunità: scrivere come parla . Distorcere il linguaggio scolastico e farlo assomigliare sempre di più a noi e alla nostra parlata , lo rende caratteristico, particolare, unico. Recuperare quella spontaneità d'espressione che si vuole nascondere a tutti i costi per non apparire ignoranti o meno acculturati di altri, perché questo ci hanno insegnato, ci rigenera come persone. E, non soltanto, perché rivela le nostre origini , la regione da cui proveniamo, ma anche e soprattutto perché esplicita la nostra vera potenzialità linguistica, che poi è legata strettamente, non solo, al vocabolario di cui abbiamo potuto beneficiare, ma anche all'indole caratteriale che ci appartiene come persone nate e cresciute in un dato contesto. Identità individuale linguistica e culturale . Liberarla, e libe...
Il primo avvocato mi stringe la mano , si presenta e m’invita a seguirlo. Il suo studio è una stanza piccola, di fianco all’unico cesso dell’appartamento, stracolma di libri, codici, riviste e altri oggettini che fanno arredamento e riscaldano un po’ l’atmosfera. E in effetti si potrebbe dire tutto tranne che non sia accogliente . Mi fa sedere e presentare, mi chiede in che materia ho fatto la tesi, se mi piace più il diritto civile o quello penale e che idea mi sono fatto della pratica che mi appresto a svolgere. Mi dice chiaramente che non ci sono né rimborsi né compensi né provvigioni né nulla di tutto quello che ci si potrebbe immaginare. Si lavora sodo e gratis, la mia ricompensa sarà l’imparare il mestiere . D’altra parte, tiene a sottolinearmi, chi glielo fa fare a insegnarmi qualcosa. Un domani, magari fra parecchi anni, potrei persino fargli concorrenza. E perché pagarmi adesso, quindi, che non so nulla, devo essere formato e non posso fare la mia parte. Penso alle pie illusio...