Una di quelle cose che può farci recuperare l' autoeditoria è l'autenticità del linguaggio . Chi scrive e pubblica da sé ha una grandissima opportunità: scrivere come parla . Distorcere il linguaggio scolastico e farlo assomigliare sempre di più a noi e alla nostra parlata , lo rende caratteristico, particolare, unico. Recuperare quella spontaneità d'espressione che si vuole nascondere a tutti i costi per non apparire ignoranti o meno acculturati di altri, perché questo ci hanno insegnato, ci rigenera come persone. E, non soltanto, perché rivela le nostre origini , la regione da cui proveniamo, ma anche e soprattutto perché esplicita la nostra vera potenzialità linguistica, che poi è legata strettamente, non solo, al vocabolario di cui abbiamo potuto beneficiare, ma anche all'indole caratteriale che ci appartiene come persone nate e cresciute in un dato contesto. Identità individuale linguistica e culturale . Liberarla, e libe...
Realtà o finzione? Da giorni , oramai, non riesco più a venirne a capo. La voce non fa altro che farsi presente per mettere in dubbio quelle poche certezze che davo per assodate e, da qualche tempo, ha cominciato pure a tormentarmi per cercare di prendere il comando, così si ostina a dire, del mio gabinetto editoriale . Ma, allora, ti decidi o no a rivolgerti a un grafico ? Ma perché non mi lasci in pace, sto passeggiando per rilassarmi e il cane, se mi sente parlare con te, magari fraintende, si spaventa e va a finire che non mi si avvicina manco se gli do le crocchette. E poi, no, non ho soldi da buttare. Ma un preventivo lo hai chiesto o no? Sì, l'ho chiesto, va bene? Sei contento? La risposta, comunque, è no. La copert ina me la faccio io. Decido io. E poi, scusa, perché mai dovrei prendermi pure la briga di spiegare quello che ho scritto a un estraneo a cui, diciamocelo, non gliene frega un'acca di quello che ho partorito e che, alla...