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Chi scrive per interesse e chi no

Arriva un momento in cui anche chi crede fermamente di potercela fare, e per potercela fare intendo arrivare a un traguardo di un certo livello, deve riuscire a dire e a dirsi basta . L'autoeditore, in questo senso, così come uno scrittore, non fa eccezione. L’estrema facilità di pubblicazione, il mercato saturo , l’invisibilità in mezzo a milioni di potenziali talentuosi, la distorsione dei mezzi di comunicazione e promozione e una platea di lettori che non fa altro che restringersi o indirizzarsi verso taluni generi che la fanno da padrone, rende questo mestiere indubbiamente inconcludente e inidoneo a realizzare quei propositi che ogni neofita pensa di poter riuscire a mettersi in tasca nel giro di poco tempo. Ma nell'autoeditoria, così come nell'editoria media, piccola e molto piccola, anche il sopravvivere , il vivere dignitosamente del proprio lavoro, possono essere considerati (e ormai lo sono) un lusso inarrivabile. E questo perché, semplicemente, non c’è domanda o...
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Essere un autoeditore significa arrangiarsi

E arrangiarsi, se non l'aveste capito, vuol dire fare tutto da soli.  Panico, paura, terrore, timore di non essere all'altezza?  Una  liberazione , miei cari.  Una  benedizione .  Preso atto che il vero aspetto rivoluzionario dell'autoeditoria non è stato e non sarà mai il  vendere , ma il potersi pubblicare senza chiedere il permesso a nessuno , tutto il resto è grasso che cola.  Il primo vantaggio è la  libertà .   Avete sentito?  Avete capito?  Nella prima fase, quella della stesura, non hai direttive, non devi accontentare nessuno, puoi sbagliare, fregartene e rifare.  Non hai limiti di tempo, non corri il rischio di far spazientire né hai alcun obbligo di soddisfare.  Conseguenze?  Nessuna.  Hai un'idea?  Cerca di realizzarla.  Il come sta solo a te.  Scrivi, scrivi quello che ti pare e rispondi solo a te stesso di quello che scrivi, questa è l'unica cosa che conta veramente.  Poi, i...

Quando muore un vecchio della mia città

Quando muore un vecchio della mia città , non te ne accorgi dalla puzza di cadavere che arriva fin sul pianerottolo, rendendo l’aria irrespirabile. Non te ne accorgi neppure dalla bara che scivola silenziosa, giù per la tromba delle scale, o da un corteo funebre che non seguirai e a cui non verrai mai invitato. Se sei tra i più fortunati , riesci ad assistere all’arrivo dell’ambulanza e alla concitazione di chi sta ai balconi o di sotto, per strada , ad aspettare di vedere chi verrà issato sulla barella e trasportato, non si sa dove, ma a sirene spiegate . Sparito, scomparso, volatilizzato . Hai la certezza amara e inspiegabile che non lo rivedrai mai più, che non ti ritroverai, per l’ennesima volta , nell’imbarazzo di doverlo salutare o scambiarci qualche parola durante il breve tragitto condiviso nella cabina dell’ascensore condominiale. Oramai da qualche giorno non lo vedi uscire di casa e rientrare con la spesa o il giornale, o fermo, vicino al semaforo , con un amico. Di punto i...

Lo/Hi by The Black Keys - Bass cover

 

Nei sogni più belli

Anche nei sogni più belli riapro gli occhi e quando ti vedo sdraiata qui accanto e ti prendo per mano li richiudo e pian piano torno alla realtà.

Fare autoeditoria: l'imperfezione è stile

Mi piacerebbe tornare, un attimo, sulla prima regola del  post  che precede, per chiarire meglio una cosa: scrivere per piacere, divertirsi nel farlo, buttarsi nella scrittura con assoluta spensieratezza, non significa affatto farlo superficialmente.  Anzi, se vogliamo dirla proprio tutta, il contrario, perché gli dà più energia.  Ciò che è  scritto  spontaneamente, pur con qualche  difetto , ha comunque più stile e  identità .  E questa è un'evidenza, non un' opinione .  L'imperfezione, e ci ricomprendo tutto, conferisce  personalità ,  unicità .  E poi marca, segna, lascia il  ricordo .  E questo indipendentemente da cosa si scrive e da come.  Per farla breve, il cosiddetto “brutto”, o quello che ci sembrava tale, spesso perché frutto di uno stile  libero  da condizionamenti, anche se acerbo, può riservare, soprattutto a distanza d'anni, quella sorpresa e quella rivelazione che solo chi ha matura...

Addomesticato a un'idea di me stesso

Ma il bello era che rinunciare seduta stante all'oppormi a quella cosiddetta deriva , la sola idea di abdicare al pensiero di me stesso come il candidato ideale a quella vita fatta solo per impegnarsi in grandi progetti degni di nota nei pranzi di natale, mi rilassava, mi cullava . Forse un lavoro umile era molto più confacente a quelle che erano realmente le mie esigenze.   In fin dei conti, mi bastava la tranquillità di potermi mantenere, ero lontano da casa e nessuno mi avrebbe potuto mai scorgere lì, chino a sgrassare e a riempire di volantini quel maledetto affare. E mentre mi accorgevo di sudare freddo, di avere le mani tremanti e il dolore alle ginocchia, mi chiedevo se la coscienza di prostituirsi per la prima volta dava un effetto vagamente simile. O forse mi avevano abituato a prendermi troppo sul serio, mi avevano addomesticato a un'idea di me stesso che non corrispondeva a quella del mondo reale, nel mondo che tutti vivevano fuori dalle mie convinzioni basate sul nu...

Jumpin' Jack Flash by The Rolling Stones - Bass cover