Passa ai contenuti principali

Post

Sono un autoeditore e scrivo per me stesso

Passeggiando e cercando di carpire, qua e là, qualche dettaglio fotografico per la nuova copertina di “A coda di rondine” e complimentandomi con me stesso per tutti i problemi alla schiena che mi tocca sopportare alla veneranda età di quarantasette anni circa, fra poco saranno quarantotto, e che peggioreranno in un futuro nemmeno tanto remoto (di fatto dovrei avere il mal di schiena - manco i contributi! - di un  facchino  coetaneo che scarica cassette ai mercati generali), mi è venuta in  mente  quest'altra perla di  saggezza  che intendo assolutamente condividere con voialtri.  Chi scrive, se scrive con  onestà , e per onestà intendo dire quella intellettuale, ovviamente, e con coscienza, ha il dovere di farlo prima di tutto per sé stesso.  La ragione è semplice: assecondare qualunque aspettativa, economica o no che sia, castra la  creatività  di chi dovrebbe, al contrario, lasciare libero sfogo a quella parte di sé con cui non si...
Post recenti

Essere un autoeditore significa arrangiarsi

E arrangiarsi, se non l'aveste capito, vuol dire fare tutto da soli.  Panico, paura, terrore, timore di non essere all'altezza?  Una  liberazione , miei cari.  Una  benedizione .  Preso atto che il vero aspetto rivoluzionario dell'autoeditoria non è stato e non sarà mai il  vendere , ma il potersi pubblicare senza chiedere il permesso a nessuno , tutto il resto è grasso che cola.  Il primo vantaggio è la  libertà .   Avete sentito?  Avete capito?  Nella prima fase, quella della stesura, non hai direttive, non devi accontentare nessuno, puoi sbagliare, fregartene e rifare.  Non hai limiti di tempo, non corri il rischio di far spazientire né hai alcun obbligo di soddisfare.  Conseguenze?  Nessuna.  Hai un'idea?  Cerca di realizzarla.  Il come sta solo a te.  Scrivi, scrivi quello che ti pare e rispondi solo a te stesso di quello che scrivi, questa è l'unica cosa che conta veramente.  Poi, i...

Quando muore un vecchio della mia città

Quando muore un vecchio della mia città , non te ne accorgi dalla puzza di cadavere che arriva fin sul pianerottolo, rendendo l’aria irrespirabile. Non te ne accorgi neppure dalla bara che scivola silenziosa, giù per la tromba delle scale, o da un corteo funebre che non seguirai e a cui non verrai mai invitato. Se sei tra i più fortunati , riesci ad assistere all’arrivo dell’ambulanza e alla concitazione di chi sta ai balconi o di sotto, per strada , ad aspettare di vedere chi verrà issato sulla barella e trasportato, non si sa dove, ma a sirene spiegate . Sparito, scomparso, volatilizzato . Hai la certezza amara e inspiegabile che non lo rivedrai mai più, che non ti ritroverai, per l’ennesima volta , nell’imbarazzo di doverlo salutare o scambiarci qualche parola durante il breve tragitto condiviso nella cabina dell’ascensore condominiale. Oramai da qualche giorno non lo vedi uscire di casa e rientrare con la spesa o il giornale, o fermo, vicino al semaforo , con un amico. Di punto i...

Lo/Hi by The Black Keys - Bass cover

 

Nei sogni più belli

Anche nei sogni più belli riapro gli occhi e quando ti vedo sdraiata qui accanto e ti prendo per mano li richiudo e pian piano torno alla realtà.

Fare autoeditoria: l'imperfezione è stile

Mi piacerebbe tornare, un attimo, sulla prima regola del  post  che precede, per chiarire meglio una cosa: scrivere per piacere, divertirsi nel farlo, buttarsi nella scrittura con assoluta spensieratezza, non significa affatto farlo superficialmente.  Anzi, se vogliamo dirla proprio tutta, il contrario, perché gli dà più energia.  Ciò che è  scritto  spontaneamente, pur con qualche  difetto , ha comunque più stile e  identità .  E questa è un'evidenza, non un' opinione .  L'imperfezione, e ci ricomprendo tutto, conferisce  personalità ,  unicità .  E poi marca, segna, lascia il  ricordo .  E questo indipendentemente da cosa si scrive e da come.  Per farla breve, il cosiddetto “brutto”, o quello che ci sembrava tale, spesso perché frutto di uno stile  libero  da condizionamenti, anche se acerbo, può riservare, soprattutto a distanza d'anni, quella sorpresa e quella rivelazione che solo chi ha matura...

Addomesticato a un'idea di me stesso

Ma il bello era che rinunciare seduta stante all'oppormi a quella cosiddetta deriva , la sola idea di abdicare al pensiero di me stesso come il candidato ideale a quella vita fatta solo per impegnarsi in grandi progetti degni di nota nei pranzi di natale, mi rilassava, mi cullava . Forse un lavoro umile era molto più confacente a quelle che erano realmente le mie esigenze.   In fin dei conti, mi bastava la tranquillità di potermi mantenere, ero lontano da casa e nessuno mi avrebbe potuto mai scorgere lì, chino a sgrassare e a riempire di volantini quel maledetto affare. E mentre mi accorgevo di sudare freddo, di avere le mani tremanti e il dolore alle ginocchia, mi chiedevo se la coscienza di prostituirsi per la prima volta dava un effetto vagamente simile. O forse mi avevano abituato a prendermi troppo sul serio, mi avevano addomesticato a un'idea di me stesso che non corrispondeva a quella del mondo reale, nel mondo che tutti vivevano fuori dalle mie convinzioni basate sul nu...

Jumpin' Jack Flash by The Rolling Stones - Bass cover