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Sono un autoeditore e scrivo per me stesso

Passeggiando lentamente e cercando di carpire, qua e là, qualche dettaglio fotografico per una nuova copertina e complimentandomi con me stesso per tutti i problemi alla schiena che mi tocca sopportare alla veneranda età di quarantotto anni circa, fra poco saranno quarantanove, e che peggioreranno in un futuro nemmeno tanto remoto (di fatto dovrei avere il mal di schiena - manco i contributi! - di un  facchino  coetaneo che scarica cassette ai mercati generali), mi è venuta in  mente  quest'altra perla di  saggezza  che intendo assolutamente condividere con voialtri.  Chi scrive, se scrive con  onestà , e per onestà intendo dire quella intellettuale, ovviamente, e con coscienza, ha il dovere di farlo prima di tutto per sé stesso.  La ragione è semplice: assecondare qualunque aspettativa, economica o no che sia, castra la  creatività  di chi dovrebbe, al contrario, lasciare libero sfogo a quella parte di sé con cui non si può venire ...
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Scrivere è solo proporsi

Non avete mai pensato, non vi è mai venuto in  mente  che scrivere è solo proporsi? Solo proporsi, null'altro, punto. Non pretendere nulla dal  lettore . Chi scrive, nonostante la  fiducia  e la  passione  con cui intende mostrare il suo operato, non può pretendere né di essere compreso né tanto meno di essere accettato. Si esprime, butta fuori, lascia un segno, manda un  segnale , ma non è detto che raggiunga veramente qualcuno, che lo intercetti e gli lasci qualcosa. Chi scrive, proprio perché lo fa prima di tutto per sé stesso, non ha alcun interesse a che qualcun altro recepisca il suo  messaggio . Proprio per questo sono convinto che non voglia veramente comunicare. Chi scrive crea, realizza un' idea , si libera esprimendosi e poi lascia andare. Uno  sparo  verso il nulla. Una  bottiglia  con un  messaggio  che galleggia in  acqua  e va alla  deriva .