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La prima regola per diventare un autoeditore

La prima regola per diventare un  autoeditore  è la seguente: la  scrittura  deve essere un  piacere . E capirai, ci mancherebbe pure, potresti dirmi. Invece, è tutt'altro che scontato. Perché? Bella  domanda . Tanto per cominciare perché, se è un piacere per davvero, e i veri piaceri sono rimasti pochi, non deve (o non dovrebbe) mai e poi mai essere un peso, un dovere, e questo in nome di qualunque cosa, anche del fatto che un giorno, pure lontano, lontanissimo, come ti pare, ci potresti fare dei  soldi . Ecco un'altra parola che dovrebbe riecheggiare: naturalezza. Per  scrivere  bene, devi goderne a pieno, non ti deve costare nulla, deve essere liberatorio, una goduria, un sollazzo. Anche perché ti ci devi impegnare, ti ci devi dare parecchio, ti ci devi immergere, andare in  apnea  e poi risalire e continuare a nuotare, così, giusto per usare una  metafora . Nulla di grave, nulla di capitale, nulla d'incontrovertibile. Solo...
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Petroliere all'orizzonte

Petroliere all'orizzonte, una carovana di piccoli mattoncini,  lenti , dirette, in fila,  verso le ciminiere del golfo, gonfie di liquame, feci della terra. Respirano il profitto e il lavoro. E si consuma di cancro il fiato di chi ride , di chi non vede e di chi non conta nulla. (Se ti è piaciuto il post, condividilo) P.S.: la foto è mia e non c'entra nulla con l'argomento.

La langue de Stanley dans le vinagre di Alain Ulysse Tremblay

La langue de Stanley dans le vinaigre , di Alain Ulysse Tremblay , è un romanzo ambientato nei quartieri poveri di Montreal. Si contraddistingue per crudezza e disillusione e narra la vita di un lavoratore di strada, elemento di cerniera tra il dipartimento comunale della salute e le zone più difficili del conglomerato urbano. Il protagonista soccorre quotidianamente gli invisibili, gli emarginati, i reietti e tutti coloro che gridano aiuto in un silenzio assordante d'indifferenza condivisa. La sua è un’esistenza dura, raccontata volutamente dentro ai confini di un'alienazione vissuta come regola. Viene ostracizzato sia dalle forze dell’ordine , che non vedono di buon occhio la sua attività di controllo e prevenzione e considerano il suo intervento, spesso, ai limiti dell'invasione di campo, sia dalla stessa criminalità organizzata , sempre in allerta e in continua osservazione di un personaggio che passa tutto il suo tempo vicino alle zone di spaccio o nei pressi dei punt...

Autoeditoria: volete essere scoperti e letti?

Mentre passeggio lentamente in attesa che Marcus faccia quello che deve fare dopo aver trovato il posto giusto, mi guardo intorno, perché  passeggiare  senza meta vuol dire anche questo, e rimugino.  Tenete presente che il sottoscritto, da un po' di tempo a questa parte, osservati con attenzione e disgusto tutti gli psicopatici ultrasettantenni che non fanno altro che marciare alla velocità della luce senza sosta e in qualunque direzione come se fossero treni senza freni su un binario, ha cominciato a imporsi, non solo, di non fare così, ma di fare proprio il contrario.  E il muovere lentamente una gamba alla volta, coniugato al fatto che, finalmente, il tuo cane ha trovato il posto adatto per "espletare", mi fanno venire in mente che chi scrive, se ci pensate un attimo, ha le stesse necessità di chi sta seduto in gabinetto.  Prima di tutto ci dev'essere l'impellenza di esprimersi, un'inevitabile spinta che proviene da dentro, un irrefrenabile tumulto interior...

Il fantasma (parte prima)

Il fantasma lo vedo tutti i giorni quando porta a spasso il suo cane. Sono insignificanti tutti e due.  Quando li guardo, non so chi sia che porta a spasso chi.  Sono spenti, stanchi, vecchi. E poi non hanno più gli occhi . Hanno come due buchi neri , due cavità oscure contorniate da un grigio sfumato. Se li osservo bene, sembrano due cadaveri, due borse quasi vuote, piene soltanto di qualcosa che non assomiglia minimamente a un ultimo soffio di vita . Quella del fantasma non pare affatto una passeggiata.  Sembra più una corsa contro il tempo , un'abitudine che non ha più un senso o un piccolo piacere che le corrisponda. Sembra più un affanno, il desiderio di fare in fretta qualche cosa che si dovrà rifare la mattina dopo e poi ancora e ancora. Il suo sguardo non è mai rivolto a un oggetto, a una persona.  Non ha una direzione .  Uno sguardo privo di espressione, privo di vita. Qualche volta, specie la mattina presto, quando sguinzaglia il suo piccolo non morto...

Avanti o indietro?

Io sto sempre qua,  in mezzo alla gente che oramai non fa più distinzioni tra il ridicolo e il divertente, e telefono ,  telefono sempre, per un amico , perché dove c'è miseria non c'è dignità, ma riluccica il voto di chi scambia  una pera per un fico. (Se ti è piaciuto il post, condividilo) P.S.: la foto è mia e non c'entra nulla con l'argomento.

Quando muore un vecchio della mia città

Quando muore un vecchio della mia città , non te ne accorgi dalla puzza di cadavere che arriva fin sul pianerottolo rendendo l’aria irrespirabile. Non te ne accorgi neppure dalla bara che scivola silenziosa giù per la tromba delle scale o da un corteo funebre che non seguirai e a cui non verrai mai invitato. Se sei tra i più fortunati , riesci ad assistere all’arrivo dell’ambulanza e alla concitazione di chi sta ai balconi o di sotto, per strada , ad aspettare di vedere chi verrà issato sulla barella e trasportato, non si sa dove, ma a sirene spiegate . Sparito, scomparso, volatilizzato . Hai la certezza amara e inspiegabile che non lo rivedrai mai più, che non ti ritroverai, per l’ennesima volta , nell’imbarazzo di doverlo salutare o scambiarci qualche parola durante il breve tragitto condiviso nella cabina dell’ascensore condominiale. Oramai da qualche giorno non lo vedi uscire di casa e rientrare con la spesa o il giornale, o fermo vicino al semaforo , con un amico. Di punto in bi...

C'è una netta distinzione tra autoeditoria e autopubblicazione?

Sì, è vero . C'è una netta distinzione tra autoeditoria e autopubblicazione , tra il pubblicare un libro o un racconto da soli e il postare qualcosa sui social o su un blog, come questo. Anche se postare sui social non significa per forza scrivere schifezze o cose sgrammaticate . Si possono postare anche contenuti di un certo livello. Per assurdo, forse, il modo per essere letti con più facilità è proprio attraverso l'uso di questi strumenti . Poi che non porti soldi o che ci sia qualcuno che possa fare copia e incolla con quanto ci è costato parecchio buttare giù e ritoccare maniacalmente, beh, quello è un altro discorso. Ma io dico sempre che se qualcuno pubblica qualcosa che non ha scritto, molto difficilmente, visti i tempi, ci potrà fare dei soldi. E poi se è anche un po' pieno di sé , è ancora più difficile che si pavoneggi con qualcosa che sa benissimo di non aver fabbricato. Una questione di ego , insomma. Ma il punto che volevo toccare è un altro. O meglio, vorrei ...