Più passa il tempo e più mi rendo conto di quanto ogni forma d’arte debba rimanere svincolata, non solo, dal mercato, ma, in generale, dal concetto stesso di convenienza. Si fa arte per necessità interiore, per passione, per piacere, ma non perché conviene. Ogni opera ha un valore intrinseco, per il suo autore ma anche per chi ne usufruisce, che non potrà mai coincidere con un eventuale prezzo da fruizione. L’ artista , e non importa che scriva, che canti, che si muova, che dipinga o che suoni, raggiunge il suo scopo, trova la sua soddisfazione e il senso di quello che fa mentre lo fa. Mentre fa arte e dopo che l’ha realizzata. Lo sfruttamento economico dell’opera è un’altra cosa. Io non dico che un artista non abbia il diritto di vivere di quello che fa come artista, per carità, io dico che se realizza qualcosa solo ed esclusivamente per guadagnare anche il tanto che gli basta per viverci, non fa l’artista, fa un’altra cosa. Chi fa arte non può lamen...
La langue de Stanley dans le vinaigre , di Alain Ulysse Tremblay , è un romanzo ambientato nei quartieri poveri di Montreal. Si contraddistingue per crudezza e disillusione e narra la vita di un lavoratore di strada, elemento di cerniera tra il dipartimento comunale della salute e le zone più difficili del conglomerato urbano. Il protagonista soccorre quotidianamente gli invisibili, gli emarginati, i reietti e tutti coloro che gridano aiuto in un silenzio assordante d'indifferenza condivisa. La sua è un’esistenza dura, raccontata volutamente dentro ai confini di un'alienazione vissuta come regola. Viene ostracizzato sia dalle forze dell’ordine , che non vedono di buon occhio la sua attività di controllo e prevenzione e considerano il suo intervento, spesso, ai limiti dell'invasione di campo, sia dalla stessa criminalità organizzata , sempre in allerta e in continua osservazione di un personaggio che passa tutto il suo tempo vicino alle zone di spaccio o nei pressi dei punt...