Più passa il tempo e più mi rendo conto di quanto ogni forma d’arte debba rimanere svincolata, non solo, dal mercato, ma, in generale, dal concetto stesso di convenienza. Si fa arte per necessità interiore, per passione, per piacere, ma non perché conviene. Ogni opera ha un valore intrinseco, per il suo autore ma anche per chi ne usufruisce, che non potrà mai coincidere con un eventuale prezzo da fruizione. L’ artista , e non importa che scriva, che canti, che si muova, che dipinga o che suoni, raggiunge il suo scopo, trova la sua soddisfazione e il senso di quello che fa mentre lo fa. Mentre fa arte e dopo che l’ha realizzata. Lo sfruttamento economico dell’opera è un’altra cosa. Io non dico che un artista non abbia il diritto di vivere di quello che fa come artista, per carità, io dico che se realizza qualcosa solo ed esclusivamente per guadagnare anche il tanto che gli basta per viverci, non fa l’artista, fa un’altra cosa. Chi fa arte non può lamen...
Mentre passeggio lentamente in attesa che Marcus faccia quello che deve fare dopo aver trovato il posto giusto, mi guardo intorno, perché passeggiare senza meta vuol dire anche questo, e rimugino. Tenete presente che il sottoscritto, da un po' di tempo a questa parte, osservati con attenzione e disgusto tutti gli psicopatici ultrasettantenni che non fanno altro che marciare alla velocità della luce senza sosta e in qualunque direzione come se fossero treni senza freni su un binario, ha cominciato a imporsi, non solo, di non fare così, ma di fare proprio il contrario. E il muovere lentamente una gamba alla volta, coniugato al fatto che, finalmente, il tuo cane ha trovato il posto adatto per "espletare", mi fanno venire in mente che chi scrive, se ci pensate un attimo, ha le stesse necessità di chi sta seduto in gabinetto. Prima di tutto ci dev'essere l'impellenza di esprimersi, un'inevitabile spinta che proviene da dentro, un irrefrenabile tumulto interior...