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Scrivere è una dipendenza

Scrivere è un piacere ma non serve, non serve a niente. E a nessuno. Tranne a chi lo fa, questo è chiaro. Perché chi scrive per il puro gusto e piacere di esprimersi, lo fa per nulla. Lo fa. Punto. Sembra duro da digerire, per alcuni potrà pure apparire ridicolo, ma è così. Scrivere spontaneamente, per l'esigenza insopprimibile di esprimersi, di liberarsi, non è e non può essere oggetto di alcun  mercato , e se lo diventa è un puro caso. Chi decide di buttar giù qualcosa per sputarci dentro l' anima , non si aspetta nulla: un  lettore , un complimento, una pacca sulla spalla, un ritaglio su un  quotidiano  locale. Lo fa solo per sé. E si tratta di puro  egoismo , ma di sano egoismo. E si mette davanti al  computer  come un  ubriaco  bivacca sulla sua panchina preferita con una bottiglia di  vino  in mano. Quando ha finito, quando s'è svuotato da tutto quello che non poteva lasciarsi dentro, perché gli rimbombava in  testa ...
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Non so che cosa mi sia successo, ma sono entrato quasi subito nel panico

Non so che cosa mi sia successo, ma sono entrato quasi subito nel panico.   E la cosa era strana, in fondo il direttore del negozio mi aveva chiesto soltanto di prendere quel banchetto lurido che stava nel magazzino, tra la pressa del cartone e il primo bancale di pelati, di dargli una bella pulita e di posizionarlo di fianco al tornello dell'entrata.  Ci aveva tenuto a mettermi in mano straccio, carta e detersivo spray, tieni mi aveva detto, e aveva ribadito di fare un buon lavoro, che poi quel piccolo, insignificante banchetto, sarebbe stata la prima cosa a saltare all'occhio di tutti i clienti. Mentre cercavo di ripulirlo dal grasso e dalla polvere, che insieme avevano creato una miscela collosa difficilissima da mandare via, tanto che lo stesso sgrassatore pareva arrancare, sono stato assalito dall'ansia che qualcuno potesse riconoscermi. Mesi, anni, decenni di studio senza orari, senza tregua, senza risparmio, in costante preda dei sensi di colpa di non essere mai abba...

La prima regola per diventare un autoeditore

La prima regola per diventare un  autoeditore  è la seguente: la  scrittura  deve essere un  piacere . E capirai, ci mancherebbe pure, potresti dirmi. Invece, è tutt'altro che scontato. Perché? Bella  domanda . Tanto per cominciare perché, se è un piacere per davvero, e i veri piaceri sono rimasti pochi, non deve (o non dovrebbe) mai e poi mai essere un peso, un dovere, e questo in nome di qualunque cosa, anche del fatto che un giorno, pure lontano, lontanissimo, come ti pare, ci potresti fare dei  soldi . Ecco un'altra parola che dovrebbe riecheggiare: naturalezza. Per  scrivere  bene, devi goderne a pieno, non ti deve costare nulla, deve essere liberatorio, una goduria, un sollazzo. Anche perché ti ci devi impegnare, ti ci devi dare parecchio, ti ci devi immergere, andare in  apnea  e poi risalire e continuare a nuotare, così, giusto per usare una  metafora . Nulla di grave, nulla di capitale, nulla d'incontrovertibile. Solo...

Fino alla fine

Fino alla fine, fino all' ultima goccia di questa pioggia che cade, incessante , aspetteremo che il cielo ridiventi terso e che il calore invada di nuovo la nostra vita, sapendo che l'inaspettato può ancora essere   piacevole.

Di fisso, in quello studio, c’era solo la ringhiera delle scale

Il primo avvocato mi stringe la mano , si presenta e m’invita a seguirlo. Il suo studio è una stanza piccola, di fianco all’unico cesso dell’appartamento, stracolma di libri, codici, riviste e altri oggettini che fanno arredamento e riscaldano un po’ l’atmosfera. E in effetti si potrebbe dire tutto tranne che non sia accogliente . Mi fa sedere e presentare, mi chiede in che materia ho fatto la tesi, se mi piace più il diritto civile o quello penale e che idea mi sono fatto della pratica che mi appresto a svolgere. Mi dice chiaramente che non ci sono né rimborsi né compensi né provvigioni né nulla di tutto quello che ci si potrebbe immaginare. Si lavora sodo e gratis, la mia ricompensa sarà l’imparare il mestiere . D’altra parte, tiene a sottolinearmi, chi glielo fa fare a insegnarmi qualcosa. Un domani, magari fra parecchi anni, potrei persino fargli concorrenza. E perché pagarmi adesso, quindi, che non so nulla, devo essere formato e non posso fare la mia parte. Penso alle pie illusio...

Autoeditoria, autopubblicare: realtà o finzione?

Realtà o finzione? Da  giorni , oramai, non riesco più a venirne a capo. La  voce  non fa altro che farsi presente per mettere in dubbio quelle poche certezze che davo per assodate e, da qualche tempo, ha cominciato pure a tormentarmi per cercare di prendere il comando, così si ostina a dire, del mio  gabinetto   editoriale . Ma, allora, ti decidi o no a rivolgerti a un  grafico ? Ma perché non mi lasci in pace, sto passeggiando per rilassarmi e il cane, se mi sente parlare con te, magari fraintende, si spaventa e va a finire che non mi si avvicina manco se gli do le crocchette. E poi, no, non ho soldi da buttare. Ma un  preventivo  lo hai chiesto o no? Sì, l'ho chiesto, va bene? Sei contento? La risposta, comunque, è no. La copert ina me la faccio io. Decido io. E poi, scusa, perché mai dovrei prendermi pure la briga di spiegare quello che ho scritto a un estraneo a cui, diciamocelo, non gliene frega un'acca di quello che ho partorito e che, alla...

Il fantasma (parte seconda): racconto stiletto

Mentre cannoneggia di scoregge le lenzuola madide di sudore acidulo e voglia di farla finita, spesso, e specie quella mattina , mischiate a una strana forma di serena rassegnazione all'ineluttabile, un po' come gli era già successo prima di abbandonarsi all' anestesia sul tavolo operatorio, il fantasma si stiracchia, si gira verso sua moglie, debitamente sfatta, sia dentro che fuori, e borbottando di rigurgito e fiatella da scaricatore di porto, si dice che in fondo è stato fortunato .  Sì, sono stato fortunato, si dice, una donna così , acida, gelida , presuntuosa, a tratti anche un poco idiota, sempre pronta al facile sarcasmo, insensibile quanto si conviene , o almeno quanto lo richiede la sua famiglia d'appartenenza, non se la caricherebbe più nessuno, nemmeno un fior di vedovo in preda ai deliri da solitudine.  E poi le gambe gonfie , che Dio le benedica, non la facilitano negli spostamenti, e quasi sempre, dopo qualche metro, la costringono alla sedia, o alla pan...

Il dolce e l'amaro

Caro sindaco e presidente , si sa, un doppio incarico può far gongolare, ma una tasca più gonfia non  profuma   di satollo di sorridente  o quantomeno  di singolare? E chi vota con coscienza, secondo lei, per un cambiamento  nel presente, non si stanca di chi,  imperterrito ,  e facilmente, continua a ragliare, solo per imbonire, svilire e tirare a campare scordando la gente?