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Autoeditoria, identità e deformazione della scrittura

Una di quelle cose che può farci recuperare l' autoeditoria  è l'autenticità del  linguaggio . Chi scrive e pubblica da sé ha una grandissima opportunità:  scrivere  come parla . Distorcere il linguaggio scolastico e farlo assomigliare sempre di più a noi e alla nostra  parlata , lo rende caratteristico, particolare, unico. Recuperare quella spontaneità d'espressione che si vuole nascondere a tutti i costi per non apparire ignoranti o meno acculturati di altri, perché questo ci hanno insegnato, ci rigenera come persone. E, non soltanto, perché rivela le nostre  origini , la  regione  da cui proveniamo, ma anche e soprattutto perché esplicita la nostra vera potenzialità linguistica, che poi è legata strettamente, non solo, al  vocabolario  di cui abbiamo potuto beneficiare, ma anche all'indole caratteriale che ci appartiene come persone nate e cresciute in un dato contesto. Identità individuale linguistica e culturale . Liberarla, e libe...
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Di fisso, in quello studio, c’era solo la ringhiera delle scale

Il primo avvocato mi stringe la mano , si presenta e m’invita a seguirlo. Il suo studio è una stanza piccola, di fianco all’unico cesso dell’appartamento, stracolma di libri, codici, riviste e altri oggettini che fanno arredamento e riscaldano un po’ l’atmosfera. E in effetti si potrebbe dire tutto tranne che non sia accogliente . Mi fa sedere e presentare, mi chiede in che materia ho fatto la tesi, se mi piace più il diritto civile o quello penale e che idea mi sono fatto della pratica che mi appresto a svolgere. Mi dice chiaramente che non ci sono né rimborsi né compensi né provvigioni né nulla di tutto quello che ci si potrebbe immaginare. Si lavora sodo e gratis, la mia ricompensa sarà l’imparare il mestiere . D’altra parte, tiene a sottolinearmi, chi glielo fa fare a insegnarmi qualcosa. Un domani, magari fra parecchi anni, potrei persino fargli concorrenza. E perché pagarmi adesso, quindi, che non so nulla, devo essere formato e non posso fare la mia parte. Penso alle pie illusio...

Autoeditoria, autopubblicare: realtà o finzione?

Realtà o finzione? Da  giorni , oramai, non riesco più a venirne a capo. La  voce  non fa altro che farsi presente per mettere in dubbio quelle poche certezze che davo per assodate e, da qualche tempo, ha cominciato pure a tormentarmi per cercare di prendere il comando, così si ostina a dire, del mio  gabinetto   editoriale . Ma, allora, ti decidi o no a rivolgerti a un  grafico ? Ma perché non mi lasci in pace, sto passeggiando per rilassarmi e il cane, se mi sente parlare con te, magari fraintende, si spaventa e va a finire che non mi si avvicina manco se gli do le crocchette. E poi, no, non ho soldi da buttare. Ma un  preventivo  lo hai chiesto o no? Sì, l'ho chiesto, va bene? Sei contento? La risposta, comunque, è no. La copert ina me la faccio io. Decido io. E poi, scusa, perché mai dovrei prendermi pure la briga di spiegare quello che ho scritto a un estraneo a cui, diciamocelo, non gliene frega un'acca di quello che ho partorito e che, alla...

Il fantasma (parte seconda): racconto stiletto

Mentre cannoneggia di scoregge le lenzuola madide di sudore acidulo e voglia di farla finita, spesso, e specie quella mattina , mischiate a una strana forma di serena rassegnazione all'ineluttabile, un po' come gli era già successo prima di abbandonarsi all' anestesia sul tavolo operatorio, il fantasma si stiracchia, si gira verso sua moglie, debitamente sfatta, sia dentro che fuori, e borbottando di rigurgito e fiatella da scaricatore di porto, si dice che in fondo è stato fortunato .  Sì, sono stato fortunato, si dice, una donna così , acida, gelida , presuntuosa, a tratti anche un poco idiota, sempre pronta al facile sarcasmo, insensibile quanto si conviene , o almeno quanto lo richiede la sua famiglia d'appartenenza, non se la caricherebbe più nessuno, nemmeno un fior di vedovo in preda ai deliri da solitudine.  E poi le gambe gonfie , che Dio le benedica, non la facilitano negli spostamenti, e quasi sempre, dopo qualche metro, la costringono alla sedia, o alla pan...

Il dolce e l'amaro

Caro sindaco e presidente , si sa, un doppio incarico può far gongolare, ma una tasca più gonfia non  profuma   di satollo di sorridente  o quantomeno  di singolare? E chi vota con coscienza, secondo lei, per un cambiamento  nel presente, non si stanca di chi,  imperterrito ,  e facilmente, continua a ragliare, solo per imbonire, svilire e tirare a campare scordando la gente?

Essere un autoeditore: conversazioni con me stesso

Essere un autoeditore significa arrangiarsi, fare da soli, imparare sul campo e migliorarsi nel tempo. Che? Scherzi? Guarda che stai prendendo un abbaglio! Significa esattamente il contrario. Devi affidarti ai  professionisti , e mica uno solo, eh? Tanti quante sono le tue necessità! Ancora tu?  Eh già, ancora io. Non ti libererai di me tanto facilmente. Guarda che sei solo una proiezione dell' ego , anzi, per essere precisi, una distorsione!  E, secondo te, io devo stare dietro a un'allucinazione? Non penso proprio. Prima di tutto, quello che ti riguarda, mi riguarda, caro, e poi non mi limiterei, al posto tuo, a definirmi solo un'allucinazione: sono la tua  coscienza  critica. Ah, sì? E con che  soldi  dovrei pagare questi professionisti, dimmi? E che ne so io, vedi tu, rivedi le tue priorità di spesa! Le mie priorità di spesa? Ma se la nostra situazione economica è talmente tragica che sfocia nella  risata , che vuoi rivedere?  E poi guard...

Si salutavano e si congedavano con abbracci da banchina

Pareva un'epidemia, una seconda scarica epidemica . Solo che questa volta s'era di fronte al già noto, quasi familiare ma terribilmente irrimediabile . Una tragedia che li accomunava tutti quanti, chi vendeva e chi comprava. Si salutavano e si congedavano con abbracci da banchina e la paura di non rivedersi il giorno dopo si mescolava a una quotidianità stantia, sfatta, piena di acciacchi e di dimenticanze. Volti, movimenti consumati dall'impossibilità di fare di meglio , decadenti. Tornavano a casa con la speranza di fare ritorno il giorno a venire per non raccontare nulla di nuovo, se non, attraverso lo sguardo , quel terrore funebre di non essere ricordati in caso di trapasso.

Quegli sguardi

Quegli sguardi, poche parole , silenzi condivisi, fanno eco alle dita intrecciate lungo i tramonti,  sulla scogliera ,  al presente che respiriamo  e ai sorrisi che ci attendono.