Passa ai contenuti principali

Post

Chi scrive per interesse e chi no

Arriva un momento in cui anche chi crede fermamente di potercela fare, e per potercela fare intendo arrivare a un traguardo di un certo livello, deve riuscire a dire e a dirsi basta . L'autoeditore, in questo senso, così come uno scrittore, non fa eccezione. L’estrema facilità di pubblicazione, il mercato saturo , l’invisibilità in mezzo a milioni di potenziali talentuosi, la distorsione dei mezzi di comunicazione e promozione e una platea di lettori che non fa altro che restringersi o indirizzarsi verso taluni generi che la fanno da padrone, rende questo mestiere indubbiamente inconcludente e inidoneo a realizzare quei propositi che ogni neofita pensa di poter riuscire a mettersi in tasca nel giro di poco tempo. Ma nell'autoeditoria, così come nell'editoria media, piccola e molto piccola, anche il sopravvivere , il vivere dignitosamente del proprio lavoro, possono essere considerati (e ormai lo sono) un lusso inarrivabile. E questo perché, semplicemente, non c’è domanda o...
Post recenti

Lo/Hi by The Black Keys - Bass cover

 

Nei sogni più belli

Anche nei sogni più belli riapro gli occhi e quando ti vedo sdraiata qui accanto e ti prendo per mano li richiudo e pian piano torno alla realtà.

Fare autoeditoria: l'imperfezione è stile

Mi piacerebbe tornare, un attimo, sulla prima regola del  post  che precede, per chiarire meglio una cosa: scrivere per piacere, divertirsi nel farlo, buttarsi nella scrittura con assoluta spensieratezza, non significa affatto farlo superficialmente.  Anzi, se vogliamo dirla proprio tutta, il contrario, perché gli dà più energia.  Ciò che è  scritto  spontaneamente, pur con qualche  difetto , ha comunque più stile e  identità .  E questa è un'evidenza, non un' opinione .  L'imperfezione, e ci ricomprendo tutto, conferisce  personalità ,  unicità .  E poi marca, segna, lascia il  ricordo .  E questo indipendentemente da cosa si scrive e da come.  Per farla breve, il cosiddetto “brutto”, o quello che ci sembrava tale, spesso perché frutto di uno stile  libero  da condizionamenti, anche se acerbo, può riservare, soprattutto a distanza d'anni, quella sorpresa e quella rivelazione che solo chi ha matura...

Addomesticato a un'idea di me stesso

Ma il bello era che rinunciare seduta stante all'oppormi a quella cosiddetta deriva , la sola idea di abdicare al pensiero di me stesso come il candidato ideale a quella vita fatta solo per impegnarsi in grandi progetti degni di nota nei pranzi di natale, mi rilassava, mi cullava . Forse un lavoro umile era molto più confacente a quelle che erano realmente le mie esigenze.   In fin dei conti, mi bastava la tranquillità di potermi mantenere, ero lontano da casa e nessuno mi avrebbe potuto mai scorgere lì, chino a sgrassare e a riempire di volantini quel maledetto affare. E mentre mi accorgevo di sudare freddo, di avere le mani tremanti e il dolore alle ginocchia, mi chiedevo se la coscienza di prostituirsi per la prima volta dava un effetto vagamente simile. O forse mi avevano abituato a prendermi troppo sul serio, mi avevano addomesticato a un'idea di me stesso che non corrispondeva a quella del mondo reale, nel mondo che tutti vivevano fuori dalle mie convinzioni basate sul nu...

Jumpin' Jack Flash by The Rolling Stones - Bass cover

Il risveglio

L' ex sindaco sorridente, dal roboante futuro immane,  strano a dirsi  ma, alla fin fine, triste e solitario ,  s'era ritirato a cacciar  pantegane.   Chè la cittadinanza sua giammai gli avea perdonato   che ogni evento o dicasi gazzosa valgon più dell'ultimo povero abbandonato.  E mentre manducava un misero topastro infame, si rammentò di quando ancora portava con orgoglio , camicia, cravatta e giacche a righe, chè di ogni vestigia di partito  nel sacco, ahimè ,  non gli eran rimaste che le pive .

Non so che cosa mi sia successo, ma sono entrato quasi subito nel panico

Non so che cosa mi sia successo, ma sono entrato quasi subito nel panico.   E la cosa era strana, in fondo il direttore del negozio mi aveva chiesto soltanto di prendere quel banchetto lurido che stava nel magazzino, tra la pressa del cartone e il primo bancale di pelati, di dargli una bella pulita e di posizionarlo di fianco al tornello dell'entrata.  Ci aveva tenuto a mettermi in mano straccio, carta e detersivo spray, tieni mi aveva detto, e aveva ribadito di fare un buon lavoro, che poi quel piccolo, insignificante banchetto, sarebbe stata la prima cosa a saltare all'occhio di tutti i clienti. Mentre cercavo di ripulirlo dal grasso e dalla polvere, che insieme avevano creato una miscela collosa difficilissima da mandare via, tanto che lo stesso sgrassatore pareva arrancare, sono stato assalito dall'ansia che qualcuno potesse riconoscermi. Mesi, anni, decenni di studio senza orari, senza tregua, senza risparmio, in costante preda dei sensi di colpa di non essere mai abba...