La prima regola per diventare un autoeditore è la seguente: la scrittura deve essere un piacere . E capirai, ci mancherebbe pure, potresti dirmi. Invece, è tutt'altro che scontato. Perché? Bella domanda . Tanto per cominciare perché, se è un piacere per davvero, e i veri piaceri sono rimasti pochi, non deve (o non dovrebbe) mai e poi mai essere un peso, un dovere, e questo in nome di qualunque cosa, anche del fatto che un giorno, pure lontano, lontanissimo, come ti pare, ci potresti fare dei soldi . Ecco un'altra parola che dovrebbe riecheggiare: naturalezza. Per scrivere bene, devi goderne a pieno, non ti deve costare nulla, deve essere liberatorio, una goduria, un sollazzo. Anche perché ti ci devi impegnare, ti ci devi dare parecchio, ti ci devi immergere, andare in apnea e poi risalire e continuare a nuotare, così, giusto per usare una metafora . Nulla di grave, nulla di capitale, nulla d'incontrovertibile. Solo...
Petroliere all'orizzonte, una carovana di piccoli mattoncini, lenti , dirette, in fila, verso le ciminiere del golfo, gonfie di liquame, feci della terra. Respirano il profitto e il lavoro. E si consuma di cancro il fiato di chi ride , di chi non vede e di chi non conta nulla. (Se ti è piaciuto il post, condividilo) P.S.: la foto è mia e non c'entra nulla con l'argomento.