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Fare autoeditoria: l'imperfezione è stile

Mi piacerebbe tornare, un attimo, sulla prima regola del  post  che precede, per chiarire meglio una cosa: scrivere per piacere, divertirsi nel farlo, buttarsi nella scrittura con assoluta spensieratezza, non significa affatto farlo superficialmente.  Anzi, se vogliamo dirla proprio tutta, il contrario, perché gli dà più energia.  Ciò che è  scritto  spontaneamente, pur con qualche  difetto , ha comunque più stile e  identità .  E questa è un'evidenza, non un' opinione .  L'imperfezione, e ci ricomprendo tutto, conferisce  personalità ,  unicità .  E poi marca, segna, lascia il  ricordo .  E questo indipendentemente da cosa si scrive e da come.  Per farla breve, il cosiddetto “brutto”, o quello che ci sembrava tale, spesso perché frutto di uno stile  libero  da condizionamenti, anche se acerbo, può riservare, soprattutto a distanza d'anni, quella sorpresa e quella rivelazione che solo chi ha matura...
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Autoeditoria: la giusta distanza

Esiste una giusta distanza tra chi scrive e chi legge? Se non esiste, dovrebbe  esistere  oppure no? Mantiene ancora un valore il non vedere e il non sentire chi leggiamo, per abbandonarci solo a quello che scrive, oppure no? Viviamo in un'epoca in cui i  social  riguardano anche gli autori, e questo per ragioni di pura visibilità. E qui entra in gioco anche un altro concetto, un'idea che assilla un po' tutti: la  popolarità . E non solo come metro di valutazione dell'efficacia di quello che si fa o come parametro di bravura, ma anche e soprattutto, purtroppo, come il senso, come la ragione dell'azione che si vuole perpetrare. Se non sei  popolare  non sei bravo, e non sei bravo perché ciò che scrivi non arriva a molte persone, e, quindi, giustamente, in conclusione, la tua azione non ha senso perché si rivela inefficace. Per aumentare la propria  visibilità , e per assurdo, per diventare maggiormente popolari, in vista, per l'appunto, di dare un ...

Lavorare nella grande distribuzione organizzata (parte prima)

Non so che cosa mi sia successo, ma sono entrato quasi subito nel panico.  E la cosa era strana, in fondo il direttore del negozio mi aveva chiesto soltanto di prendere quel banchetto lurido che stava nel magazzino, tra la pressa del cartone e il primo bancale di pelati, di dargli una bella pulita e di posizionarlo di fianco al tornello dell'entrata.  Ci aveva tenuto a mettermi in mano straccio, carta e detersivo spray, tieni mi aveva detto, e aveva ribadito di fare un buon lavoro, che poi quel piccolo, insignificante banchetto, sarebbe stata la prima cosa a saltare all'occhio di tutti i clienti. Mentre cercavo di ripulirlo dal grasso e dalla polvere, che insieme avevano creato una miscela collosa difficilissima da mandare via, tanto che lo stesso sgrassatore pareva arrancare, sono stato assalito dall'ansia che qualcuno potesse riconoscermi. Mesi, anni, decenni di studio senza orari, senza tregua, senza risparmio, in costante preda dei sensi di colpa di non essere mai abbas...

Petroliere all'orizzonte

Petroliere all'orizzonte, una carovana di piccoli mattoncini,  lenti , dirette, in fila,  verso le ciminiere del golfo, gonfie di liquame, feci della terra. Respirano il profitto e il lavoro. E si consuma di cancro il fiato di chi ride , di chi non vede e di chi non conta nulla. (Se ti è piaciuto il post, condividilo) P.S.: la foto è mia e non c'entra nulla con l'argomento.

La langue de Stanley dans le vinagre di Alain Ulysse Tremblay

La langue de Stanley dans le vinaigre , di Alain Ulysse Tremblay , è un romanzo ambientato nei quartieri poveri di Montreal. Si contraddistingue per crudezza e disillusione e narra la vita di un lavoratore di strada, elemento di cerniera tra il dipartimento comunale della salute e le zone più difficili del conglomerato urbano. Il protagonista soccorre quotidianamente gli invisibili, gli emarginati, i reietti e tutti coloro che gridano aiuto in un silenzio assordante d'indifferenza condivisa. La sua è un’esistenza dura, raccontata volutamente dentro ai confini di un'alienazione vissuta come regola. Viene ostracizzato sia dalle forze dell’ordine , che non vedono di buon occhio la sua attività di controllo e prevenzione e considerano il suo intervento, spesso, ai limiti dell'invasione di campo, sia dalla stessa criminalità organizzata , sempre in allerta e in continua osservazione di un personaggio che passa tutto il suo tempo vicino alle zone di spaccio o nei pressi dei punt...

Autoeditoria: volete essere scoperti e letti?

Mentre passeggio lentamente in attesa che Marcus faccia quello che deve fare dopo aver trovato il posto giusto, mi guardo intorno, perché  passeggiare  senza meta vuol dire anche questo, e rimugino.  Tenete presente che il sottoscritto, da un po' di tempo a questa parte, osservati con attenzione e disgusto tutti gli psicopatici ultrasettantenni che non fanno altro che marciare alla velocità della luce senza sosta e in qualunque direzione come se fossero treni senza freni su un binario, ha cominciato a imporsi, non solo, di non fare così, ma di fare proprio il contrario.  E il muovere lentamente una gamba alla volta, coniugato al fatto che, finalmente, il tuo cane ha trovato il posto adatto per "espletare", mi fanno venire in mente che chi scrive, se ci pensate un attimo, ha le stesse necessità di chi sta seduto in gabinetto.  Prima di tutto ci dev'essere l'impellenza di esprimersi, un'inevitabile spinta che proviene da dentro, un irrefrenabile tumulto interior...

Il fantasma (parte prima)

Il fantasma lo vedo tutti i giorni quando porta a spasso il suo cane. Sono insignificanti tutti e due.  Quando li guardo, non so chi sia che porta a spasso chi.  Sono spenti, stanchi, vecchi. E poi non hanno più gli occhi . Hanno come due buchi neri , due cavità oscure contorniate da un grigio sfumato. Se li osservo bene, sembrano due cadaveri, due borse quasi vuote, piene soltanto di qualcosa che non assomiglia minimamente a un ultimo soffio di vita . Quella del fantasma non pare affatto una passeggiata.  Sembra più una corsa contro il tempo , un'abitudine che non ha più un senso o un piccolo piacere che le corrisponda. Sembra più un affanno, il desiderio di fare in fretta qualche cosa che si dovrà rifare la mattina dopo e poi ancora e ancora. Il suo sguardo non è mai rivolto a un oggetto, a una persona.  Non ha una direzione .  Uno sguardo privo di espressione, privo di vita. Qualche volta, specie la mattina presto, quando sguinzaglia il suo piccolo non morto...

Avanti o indietro?

Io sto sempre qua,  in mezzo alla gente che oramai non fa più distinzioni tra il ridicolo e il divertente, e telefono ,  telefono sempre, per un amico , perché dove c'è miseria non c'è dignità, ma riluccica il voto di chi scambia  una pera per un fico. (Se ti è piaciuto il post, condividilo) P.S.: la foto è mia e non c'entra nulla con l'argomento.