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Visualizzazione dei post da ottobre, 2025

Essere un autoeditore significa arrangiarsi

E arrangiarsi, se non l'aveste capito, vuol dire fare tutto da soli.  Panico, paura, terrore, timore di non essere all'altezza?  Una  liberazione , miei cari.  Una  benedizione .  Preso atto che il vero aspetto rivoluzionario dell'autoeditoria non è stato e non sarà mai il  vendere , ma il potersi pubblicare senza chiedere il permesso a nessuno , tutto il resto è grasso che cola.  Il primo vantaggio è la  libertà .   Avete sentito?  Avete capito?  Nella prima fase, quella della stesura, non hai direttive, non devi accontentare nessuno, puoi sbagliare, fregartene e rifare.  Non hai limiti di tempo, non corri il rischio di far spazientire né hai alcun obbligo di soddisfare.  Conseguenze?  Nessuna.  Hai un'idea?  Cerca di realizzarla.  Il come sta solo a te.  Scrivi, scrivi quello che ti pare e rispondi solo a te stesso di quello che scrivi, questa è l'unica cosa che conta veramente.  Poi, i...

Fare autoeditoria: l'imperfezione è stile

Mi piacerebbe tornare, un attimo, sulla prima regola del  post  che precede, per chiarire meglio una cosa: scrivere per piacere, divertirsi nel farlo, buttarsi nella scrittura con assoluta spensieratezza, non significa affatto farlo superficialmente.  Anzi, se vogliamo dirla proprio tutta, il contrario, perché gli dà più energia.  Ciò che è  scritto  spontaneamente, pur con qualche  difetto , ha comunque più stile e  identità .  E questa è un'evidenza, non un' opinione .  L'imperfezione, e ci ricomprendo tutto, conferisce  personalità ,  unicità .  E poi marca, segna, lascia il  ricordo .  E questo indipendentemente da cosa si scrive e da come.  Per farla breve, il cosiddetto “brutto”, o quello che ci sembrava tale, spesso perché frutto di uno stile  libero  da condizionamenti, anche se acerbo, può riservare, soprattutto a distanza d'anni, quella sorpresa e quella rivelazione che solo chi ha matura...

La prima regola per diventare un autoeditore

La prima regola per diventare un  autoeditore  è la seguente: la  scrittura  deve essere un  piacere . E capirai, ci mancherebbe pure, potresti dirmi. Invece, è tutt'altro che scontato. Perché? Bella  domanda . Tanto per cominciare perché, se è un piacere per davvero, e i veri piaceri sono rimasti pochi, non deve (o non dovrebbe) mai e poi mai essere un peso, un dovere, e questo in nome di qualunque cosa, anche del fatto che un giorno, pure lontano, lontanissimo, come ti pare, ci potresti fare dei  soldi . Ecco un'altra parola che dovrebbe riecheggiare: naturalezza. Per  scrivere  bene, devi goderne a pieno, non ti deve costare nulla, deve essere liberatorio, una goduria, un sollazzo. Anche perché ti ci devi impegnare, ti ci devi dare parecchio, ti ci devi immergere, andare in  apnea  e poi risalire e continuare a nuotare, così, giusto per usare una  metafora . Nulla di grave, nulla di capitale, nulla d'incontrovertibile. Solo...