Il piccolo laboratorio da autoeditore ha bisogno di tranquillità, di silenzio, di pace e di tempo, perché, per mettere per iscritto i pensieri, i ricordi e le sensazioni, si necessita assolutamente di tutti questi quattro ingredienti.
Un po' come la tana del riccio, un luogo in cui ci si può distendere, rilassare e ritrovare.
E scrivere è ritrovarsi.
Si scrive per piacere, per passione, per il gusto di rileggersi dopo qualche anno e sorridere, sorridere di gusto per il solo fatto di non riconoscersi più.
Perché si cambia, cambiamo noi e cambia tutto quello che abbiamo scritto.
Non rivedersi o stupirsi di quanto buttato giù è la normalità.
In fondo è come riguardare una vecchia foto, un vecchio abito, un vecchio paio di pantaloni consumati che ci piacciono ancora abbastanza o che rifiutiamo categoricamente d'indossare perché non li sentiamo più nostri.
In alcuni casi si può anche detestare rileggersi.
Se scrivi non arrivi da nessuna parte, se scrivi con onestà, l'unica ricompensa che avrai, e questo è poco ma sicuro, è quella di lasciare qualcosa di te, bella o brutta che sia non ha alcuna importanza anche perché non sarai più tu.
Quello che scrivi, che pubblichi e che rileggi, è come rivedere da grande un tuo dente da latte.
E se vi pare poco, comunque, questo è quanto.
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P.S.: la foto è mia e non c'entra nulla con l'argomento.

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