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Autopubblicare vuol dire fregarsene dell’essere bravi abbastanza


Esercitando il mestiere dell’autoeditore mi sono reso conto che se scrivere dev'essere prima di tutto un piacere, questo stesso piacere, questo diletto, questa soddisfazione tutta personale e per ciò stesso relativa e strettamente riguardante chi ne beneficia, deve prescindere dall'idea o dal pensiero d'essere "bravi abbastanza".
Ciò non vuol dire fregarsene del confronto, della dialettica, dello scambio di vedute, tutte cose che possono comunque tornare a nostro vantaggio, significa solo che bisogna imparare a non mettere in discussione il portare avanti quello che si fa anche in nome del fatto di non risultare di livello accettabile.
L’indipendenza sta anche in questo.
È un po’ come suonare uno strumento musicale.
O come volare.
Non solo chi sta in alto è legittimato a continuare.
Per proseguire, quindi, bisogna imparare a blindare, a non mettere in discussione il piacere stesso.
Potrò anche non dipingere come Picasso, ma se le due linee che faccio mi piacciono e mi fa piacere farle, me ne frego di chi storce il naso dicendo che non ho cittadinanza sulla tela e che sto solo perdendo tempo.
Viviamo in un periodo strano, pieno di giudizi, di classifiche, di graduatorie, di voti, di votanti, di giudicati e di numeri.
Talvolta pare che il senso e il diritto di fare quello che facciamo debbano darcelo gli altri, sulla base di che cosa, poi, significa aprire un’altra parentesi.
A volte si parla di numeri, altre volte di voti o di giudizi espressi da chi non si sa bene in base a che cosa possa giudicare.
Alle volte, invece, il diniego, lo sbarramento al godersi qualcosa di strettamente personale, si manifesta con un sorrisino di sufficienza, con un’allusione ghignante, con una battutina da bar.
Il punto, comunque, è che, come per chi suona, scrivere non ha un preciso fine, non ha alcun senso, non ha una logica.
A volte è una speranza, a volte è uno sfogo, a volte è come l’alcol, che non è mai abbastanza.
Ma il senso di quello che faccio ha senso solo per me.
E se vi pare poco, comunque, questo è quanto.
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P.S.: la foto è mia e non c'entra nulla con l'argomento.

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