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Visualizzazione dei post da novembre, 2025

Autoeditoria vuol dire autosufficienza

Autopubblicare  “seriamente”, e uso le  virgolette  perché oramai, “fare sul serio”, oltre che triste e banale non significa più nulla o quasi, non vuol dire affatto coinvolgere per forza altri soggetti nel parto di un'opera letteraria . Prima di tutto, l'espressione “fare sul serio”, in italiano corrente , non vuol dire mica avere più soldi da spendere per rincorrere una casa editrice sul suo stesso terreno. Detto in altre parole, pagare uno o più professionisti, per quanto possa essere ritenuto opportuno, conveniente, tranquillizzante, “professionale”, necessario, serio, etc., non solo, non vuol dire automaticamente conferire più qualità al lavoro finale, ma non vuol dire neppure aumentare le probabilità di vendere anche solo una copia in più . E non stiamo qui a ricordare che le case editrici, e in testa, hanno problemi seri a sopravvivere di quello che vorrebbero spacciare al  lettore  dopo aver coinvolto tutti i loro collaboratori. Non dimentichiamoci poi l...

Scrivere è solo proporsi

Non avete mai pensato, non vi è mai venuto in  mente  che scrivere è solo proporsi? Solo proporsi, null'altro, punto. Non pretendere nulla dal  lettore . Chi scrive, nonostante la  fiducia  e la  passione  con cui intende mostrare il suo operato, non può pretendere né di essere compreso né tanto meno di essere accettato. Si esprime, butta fuori, lascia un segno, manda un  segnale , ma non è detto che raggiunga veramente qualcuno, che lo intercetti e gli lasci qualcosa. Chi scrive, proprio perché lo fa prima di tutto per sé stesso, non ha alcun interesse a che qualcun altro recepisca il suo  messaggio . Proprio per questo sono convinto che non voglia veramente comunicare. Chi scrive crea, realizza un' idea , si libera esprimendosi e poi lascia andare. Uno  sparo  verso il nulla. Una  bottiglia  con un  messaggio  che galleggia in  acqua  e va alla  deriva . (Se ti è piaciuto il  post , condivid...

L'autoeditoria è un fiume in piena

Se c'è una cosa bella dell'autoeditoria è che è sempre in  divenire .  Chi scrive e autopubblica non deve aspettare il  placet  di nessuno per apportare delle modifiche a quello che ha già pubblicato.  Possiamo anche stravolgere tutto.  Non dobbiamo renderne conto a nessuno se non a noi stessi.  Se mi accorgo, rileggendolo, che qualcosa che ho scritto non va, o non mi va bene così come mi andava bene quando l'ho pubblicato, posso modificarlo e renderlo più simile o addirittura corrispondente a quell'ideale che rispecchia il mio modo di  lavorare .  Se mi viene un'idea nuova per una  copertina , se l' editing  non mi soddisfa a pieno, se qualunque cosa non mi convince, la cambio e non ci penso più.  Ovviamente fino alla prossima volta in cui mi renderò conto che posso rendere più simile a quello che voglio ciò che ho già pubblicato.  Poi è vera anche un'altra cosa, e cioè che il non modificare di una  virgola  il ...

Come diventare un autoeditore di successo?

Non esiste domanda più stupida.  E la ragione è che non esiste una risposta, non esiste una  ricetta , non esiste un piano, un manuale d'istruzioni che tutti possano seguire scrupolosamente per arrivare al risultato finale.  Però puoi chiederti: come faccio a diventare un bravo autoeditore?  Innanzitutto è necessario  partire  con il piede giusto, vale a dire porsi un'altra  domanda , che poi è la domanda delle domande in questo mestiere: mi piace  scrivere  oppure no?  La risposta è molto importante perché rappresenta il perno di  tutto .  Per come la vedo io, essere bravi in qualcosa, magari perché ci si è naturalmente portati, è nettamente secondario rispetto al piacere che si riesce a provare nel farla quando la si fa.  E questo perché l'appassionarsi porta a continuare e a migliorarsi nel  tempo .  O magari si rimane allo stesso livello, per carità, ma ne sarà valsa comunque la pena.  Sì, hai capito ben...

Scrivere è una dipendenza

Scrivere è un piacere ma non serve, non serve a niente. E a nessuno. Tranne a chi lo fa, questo è chiaro. Perché chi scrive per il puro gusto e piacere di esprimersi, lo fa per nulla. Lo fa. Punto. Sembra duro da digerire, per alcuni potrà pure apparire ridicolo, ma è così. Scrivere spontaneamente, per l'esigenza insopprimibile di esprimersi, di liberarsi, non è e non può essere oggetto di alcun  mercato , e se lo diventa è un puro caso. Chi decide di buttar giù qualcosa per sputarci dentro l' anima , non si aspetta nulla: un  lettore , un complimento, una pacca sulla spalla, un ritaglio su un  quotidiano  locale. Lo fa solo per sé. E si tratta di puro  egoismo , ma di sano egoismo. E si mette davanti al  computer  come un  ubriaco  bivacca sulla sua panchina preferita con una bottiglia di  vino  in mano. Quando ha finito, quando s'è svuotato da tutto quello che non poteva lasciarsi dentro, perché gli rimbombava in  testa ...

La copertina è nei dettagli

Lavorando sulle copertine delle prossime  pubblicazioni , mi sto accorgendo che i risultati migliori si ottengono focalizzandosi sui dettagli. Anche una piccolissima porzione di una qualsiasi inquadratura, e dico qualsiasi nel vero senso della  parola , sto includendo di tutto, dai  graffiti  sui muri crepati o semidistrutti alle ferraglie arrugginite e oltre, è in grado di generare quell'ideale che solo l'indesiderato può garantire. Ma la cosa più stupefacente sono i tentativi e la voglia che aumenta nel farli più ci si avvicina al  risultato  sperato. Provare,  provare  e riprovare,  camminare , focalizzarsi, scattare e poi rivedere a casa sul  pc . Attività stimolante, rilassante, a volte deludente, a volte piena di rivelazione, ma che permette di ricaricare i neuroni per le prossime stesure o le usuranti fasi di rilettura e  correzione .  E camminare aiuta, provare per credere.   (Se ti è piaciuto il post, condividilo)...

Scrivere è un piacere ma non è conveniente

Più passa il tempo e più mi rendo conto di quanto ogni forma d’arte debba rimanere svincolata, non solo, dal mercato, ma, in generale, dal concetto stesso di convenienza. Si fa  arte  per necessità interiore, per passione, per piacere, ma non perché conviene. Ogni  opera  ha un valore intrinseco, per il suo  autore  ma anche per chi ne usufruisce, che non potrà mai coincidere con un eventuale prezzo da fruizione. L’ artista , e non importa che scriva, che canti, che si muova, che dipinga o che suoni, raggiunge il suo scopo, trova la sua soddisfazione e il senso di quello che fa mentre lo fa. Mentre fa arte e dopo che l’ha realizzata. Lo sfruttamento economico dell’opera è un’altra cosa. Io non dico che un artista non abbia il diritto di vivere di quello che fa come artista, per carità, io dico che se realizza qualcosa solo ed esclusivamente per guadagnare anche il tanto che gli basta per viverci, non fa l’artista, fa un’altra cosa. Chi fa arte non può lamen...

Autoeditoria: scrittura o imprenditoria?

Autoeditore  è una parola formata da due parole:  autore  ed  editore .  Chi lo fa è o dovrebbe essere, contemporaneamente, chi scrive e chi rende edito il libro e lo promuove ai fini della vendita.  Scrittore  e  imprenditore .   Alcuni fanno un’ulteriore distinzione: non è autoeditore chi scrive e si autopubblica senza un minimo di promozione e senza occuparsi di tutto ciò che comporta il cosiddetto post pubblicazione. E come si fa a uscirne?  Io penso che non si possa essere contemporaneamente scrittore e imprenditore (perché l’editore è pur sempre un imprenditore).  E il freno, l’incompatibilità, sono rappresentati dalla forma mentis.  Chi scrive, chi scrive con coscienza, serietà e responsabilità, non lo fa per  guadagnare .  Non lo fa per  soldi .   Se arrivano, meglio, per carità, ma non sono il fine.  E  scrivere , per quanto stressante e faticoso possa essere, non è  lavorare  e...

Autoeditoria: se scrivi per piacere, vendere non conta nulla

Più passa il tempo e più mi rendo conto che, se ti piace  scrivere  e pubblicare quello che scrivi (ti sarai accorto anche tu che il piacere che provi deriva unicamente dall'effetto diretto della tua azione, ovvero i  racconti , i  romanzi  o quello che pubblichi, tutto quello che pubblichi), le reazioni, ogni tipo di reazione a quello che fai e le conseguenze, tutte,  commenti , negativi o positivi che siano, vendite, statistiche, etc., non contano nulla.  Per essere precisi, indicano esattamente il tuo limite, quello di cui non ti devi, o meglio, non ti dovresti, assolutamente preoccupare per raggiungere i risultati che ti soddisfino veramente.   Ovviamente dal punto di vista  autorale . Alcuni direbbero che, se autopubblichi, dovresti occuparti anche di questo, e, in parte, hanno ragione, ma dopo, il punto è questo, solo dopo.  La prima cosa che conta è scrivere e scrivere bene, farlo per piacere e non in vista di alcuna preoccupazion...

Sono un autoeditore e scrivo per me stesso

Passeggiando e cercando di carpire, qua e là, qualche dettaglio fotografico per la nuova copertina di “A coda di rondine” e complimentandomi con me stesso per tutti i problemi alla schiena che mi tocca sopportare alla veneranda età di quarantasette anni circa, fra poco saranno quarantotto, e che peggioreranno in un futuro nemmeno tanto remoto (di fatto dovrei avere il mal di schiena - manco i contributi! - di un  facchino  coetaneo che scarica cassette ai mercati generali), mi è venuta in  mente  quest'altra perla di  saggezza  che intendo assolutamente condividere con voialtri.  Chi scrive, se scrive con  onestà , e per onestà intendo dire quella intellettuale, ovviamente, e con coscienza, ha il dovere di farlo prima di tutto per sé stesso.  La ragione è semplice: assecondare qualunque aspettativa, economica o no che sia, castra la  creatività  di chi dovrebbe, al contrario, lasciare libero sfogo a quella parte di sé con cui non si...