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Scrivere è una dipendenza


Scrivere è un piacere ma non serve, non serve a niente.
E a nessuno.
Tranne a chi lo fa, questo è chiaro.
Perché chi scrive per il puro gusto e piacere di esprimersi, lo fa per nulla.
Lo fa.
Punto.
Sembra duro da digerire, per alcuni potrà pure apparire ridicolo, ma è così.
Scrivere spontaneamente, per l'esigenza insopprimibile di esprimersi, di liberarsi, non è e non può essere oggetto di alcun mercato, e se lo diventa è un puro caso.
Chi decide di buttar giù qualcosa per sputarci dentro l'anima, non si aspetta nulla: un lettore, un complimento, una pacca sulla spalla, un ritaglio su un quotidiano locale.
Lo fa solo per sé.
E si tratta di puro egoismo, ma di sano egoismo.
E si mette davanti al computer come un ubriaco bivacca sulla sua panchina preferita con una bottiglia di vino in mano.
Quando ha finito, quando s'è svuotato da tutto quello che non poteva lasciarsi dentro, perché gli rimbombava in testa e se non faceva così andava a finire che parlava da solo per strada e non è bello, la gente che fa così è strana, statene lontani, lontanissimi, sta meglio, molto meglio.
E può riemergere e tornare a essere una persona normale, una persona che sta al mondo come tutti gli altri, chi più chi meno.
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P.S.: la foto è mia e non c'entra nulla con l'argomento.

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