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Autoeditoria: volete essere scoperti e letti?



Mentre passeggio lentamente in attesa che Marcus faccia quello che deve fare dopo aver trovato il posto giusto, mi guardo intorno, perché passeggiare senza meta vuol dire anche questo, e rimugino. 

Tenete presente che il sottoscritto, da un po' di tempo a questa parte, osservati con attenzione e disgusto tutti gli psicopatici ultrasettantenni che non fanno altro che marciare alla velocità della luce senza sosta e in qualunque direzione come se fossero treni senza freni su un binario, ha cominciato a imporsi, non solo, di non fare così, ma di fare proprio il contrario. 

E il muovere lentamente una gamba alla volta, coniugato al fatto che, finalmente, il tuo cane ha trovato il posto adatto per "espletare", mi fanno venire in mente che chi scrive, se ci pensate un attimo, ha le stesse necessità di chi sta seduto in gabinetto. 

Prima di tutto ci dev'essere l'impellenza di esprimersi, un'inevitabile spinta che proviene da dentro, un irrefrenabile tumulto interiore che ti costringe a isolarti. 

Poi, e guardate che non è affatto secondario, in entrambe le situazioni, è necessario stare seduti, comodamente, se possibile, che è condizione propedeutica allo sforzo necessario per partorire tutto il partoribile. 

E, infine, l'atto stesso della creazione, che coincide, gioco forza, con l'impareggiabile soddisfazione d'essersi liberati di un giogo tutto personale che, volenti o nolenti, gioverà a una sensazione finale di pieno appagamento. 

Ma a parte questo, che, sì, è importante, sono inciampato in un cruccio non da poco. 

Come si fa a venire allo scoperto? 

In un ambiente saturo come quello dell'editoria e, soprattutto, dell'autoeditoria, come si può iniziare ad attirare l'attenzione del lettore?

E se la risposta alla domanda del titolo del post è sì, aprire un blog, una pagina social, qualsiasi cosa che consenta ai lettori di raggiungervi senza pagare, è una soluzione? 

Forse sì, ma non basta: perché bisogna scrivere e scrivere bene. Conta più della copertina, dell'editing e di qualsiasi altra cosa racchiusa all'interno di un libro che nessuno leggerà se non si sente motivato a farlo. Spendere dei soldi per leggervi sarà più facile, più naturale, se il vostro modo di scrivere conquisterà qualcuno. 

Avete visto come funziona per la musica? 

Un album messo a disposizione gratuitamente in rete viene utilizzato per spingere il fan ad andare ad ascoltare dal vivo l'artista. 

Il pezzo, l'album, sono il mezzo di promozione, il biglietto da visita, l'esibizione, invece, la manifestazione dal vivo, sono il concreto e tangibile modo attraverso cui il musicista può riuscire a campare del proprio mestiere. 

Con la scrittura è un po' diverso: come fare? 

Facendo in modo, per esempio, di far affezionare il lettore a uno stile, espressione di una personalità. 

Qualcuno, più di qualcuno, ci è riuscito con un personaggio, con la sua anima e le sue riflessioni, altri, la stragrande maggioranza, possono solo sperare di riuscirci attraverso una storia. 

Ma il punto, la difficoltà, sono proprio questi: farsi scoprire, avere una possibilità di farsi apprezzare. 

Un sito, un blog, con racconti o, comunque, brandelli di ciò che si è capaci di fare, può riuscire a catturare l'attenzione, anche in senso negativo, badate bene, e a volte può funzionare anche così: si va a leggere proprio chi si detesta. 

Ma pensare di rinchiudere tutto il proprio talento o la propria passione dentro un testo che nessuno leggerà, anche in caso di gratuita messa a disposizione (visto l'alto numero di pubblicazioni, il panorama è talmente saturo che si diventa invisibili), secondo me, non è una buona idea. 

Sempre che, beninteso, si scriva per essere letti da qualcuno. Perché se si scrive solo per sé, e qui sta il nocciolo di tutto, questi nodi, questi crucci, si annullano. 

E forse è la soluzione, la marcia in più che solo pochi riescono a conservare e che, alla lunga, riesce a portare al risultato sperato. 

Una lettera in una bottiglia che galleggia in mare aperto. 

Abbandonarsi al caso? Al caso e al passaparola? Forse questa è la soluzione? 

E che ne so. Sono stanco e me ne torno a casa.
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P.S.: la foto è mia e non c'entra nulla con l'argomento.

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