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Fare autoeditoria: l'imperfezione è stile


Mi piacerebbe tornare, un attimo, sulla prima regola del post che precede, per chiarire meglio una cosa: scrivere per piacere, divertirsi nel farlo, buttarsi nella scrittura con assoluta spensieratezza, non significa affatto farlo superficialmente. 

Anzi, se vogliamo dirla proprio tutta, il contrario, perché gli dà più energia. 

Ciò che è scritto spontaneamente, pur con qualche difetto, ha comunque più stile e identità

E questa è un'evidenza, non un'opinioneL'imperfezione, e ci ricomprendo tutto, conferisce personalitàunicità

E poi marca, segna, lascia il ricordo

E questo indipendentemente da cosa si scrive e da come. 

Per farla breve, il cosiddetto “brutto”, o quello che ci sembrava tale, spesso perché frutto di uno stile libero da condizionamenti, anche se acerbo, può riservare, soprattutto a distanza d'anni, quella sorpresa e quella rivelazione che solo chi ha maturato una significativa esperienza in questo campo è in grado di conferire con equivalente maestria

E se vi pare poco, comunque, questo è quanto.

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P.S.: la foto è mia e non c'entra nulla con l'argomento.

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