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Il fantasma (parte seconda): racconto stiletto


Mentre cannoneggia di scoregge le lenzuola madide di sudore acidulo e voglia di farla finita, spesso, e specie quella mattina, mischiate a una strana forma di serena rassegnazione all'ineluttabile, un po' come gli era già successo prima di abbandonarsi all'anestesia sul tavolo operatorio, il fantasma si stiracchia, si gira verso sua moglie, debitamente sfatta, sia dentro che fuori, e borbottando di rigurgito e fiatella da scaricatore di porto, si dice che in fondo è stato fortunato

Sì, sono stato fortunato, si dice, una donna così, acida, gelida, presuntuosa, a tratti anche un poco idiota, sempre pronta al facile sarcasmo, insensibile quanto si conviene, o almeno quanto lo richiede la sua famiglia d'appartenenza, non se la caricherebbe più nessuno, nemmeno un fior di vedovo in preda ai deliri da solitudine. 

E poi le gambe gonfie, che Dio le benedica, non la facilitano negli spostamenti, e quasi sempre, dopo qualche metro, la costringono alla sedia, o alla panchina, e poco ci vuole che scatti lo sfogo, la lamentela e la conseguente rinuncia, che cavalco come un'onda per andare a riprendere la macchina e portarla di nuovo a casa. 

Fatta eccezione per la tappa fissa dal parrucchiere, e qui sorvolo, in parafarmacia e al supermercato, dove la befana si esibisce in improbabili cadute di stile in perenne arricciamento di naso, poi la chiudo in casa col cane e, se tutto va bene, ci rivediamo la sera, per far evadere il poveretto che, da qualche tempo, e, vista l'età, non posso dargli torto, ha preso l'abitudine di nascondersi per evitare ogni contatto diretto con la derelitta.

Manco il cane la sopporta, e, dato l'alto livello d'empatia reciproca che abbiamo raggiunto, non so se sia dovuto al fatto che la salma imparruccata non faccia altro che girare per casa in cerca delle mie mutande da buttare nella spazzatura. 

Vergognati mi dice, se ti vedessero.

Chi, le dico sempre io, chi mi dovrebbe vedere?

Ma poi, se penso che è sorella di uno che, da ingegnere in pensione, dato che non ha un emerito da fare tutto il giorno, si arrovella per manomettere i contatori dell'acqua condominiale e ringhia contro il vicino dicendo di aver usucapito un posto auto in più oltre al proprio, non riesco a darle addosso veramente. 

Oramai la tratto come una verruca, una verruca che non posso estirpare per ragioni affettive.

Mi ricorda troppe cose

Ma di questo sono sicuro: quando apre bocca, lo fa solo per dare il colpo di grazia. 

Mai una parola di comprensione, di conforto, di sincera amicizia tra coniugi.

Questo essere umano di sesso femminile, oramai non riesco più a chiamarla neanche donna, riesce solo a distruggere.

Nella migliore delle ipotesi scoraggia, intimidisce, avvilisce, ammoscia, fa avvizzire, lentamente.

Ecco, questa creatura che ho di fianco quotidianamente da quarant'anni a questa parte, mi sta facendo avvizzire.

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