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Scrivi per passione e come solo tu sai fare


Quando vi dico che la prima regola per diventare un buon autoeditore è quella di scrivere con passione, cercando di farlo nel miglior modo possibile, più vicino a come si è, a come si parla e a come ci si esprime, e a prescindere dai risultati di qualsiasi genere, lo dico perché la passionalità, la spontaneità e la genuinità consentono di arrivare alla pancia del lettore.

Il lettore, ogni buon lettore che si rispetti, sente e ragiona di pancia.

Chi vorrebbe attirarlo a sé pensando di poterlo circuire con tattiche da due soldi di marketing che, va bene, alcune volte funzionano pure, pretende di trattarlo da stupido.

E, così facendo, tratta da ingenuo anche sé stesso.

Vediamo perché. 

Il lettore è una brutta bestia, lo so: di fatto è imprevedibile.

E la sua imprevedibilità rappresenta il rischio editoriale tout court.

Lasciamo perdere per un attimo quelli che parlano di target, di cataloghi, di gusti, di vendite, di classifiche, etc.

E focalizziamoci su un punto che, poi, è il punto: non sa cosa leggere.

Ma il lettore è imprevedibile perché è una persona, esattamente come noi.

Immaginiamoci in libreria.

In base a che cosa scegliamo un testo?

In base alla copertina?

Sì, può darsi, una bella copertina è una bella copertina, intendiamoci, ma non penso sia il fattore trainante.

Attira, sì, a volte può agganciare parecchio, ma non è determinante, specie se quello che si legge dopo non soddisfa le aspettative legate all'arte grafica che fa da battistrada.

Una scritta a effetto?

Il costo del libro?

Forse sì, quest'ultimo incide ancor di più.

E, a volte, è vero, il lettore è interessato a un genere ma, quando non lo è, e questo accade sempre più spesso, si ritrova a essere in balia della propria curiosità, della necessità di trovare qualcosa di piacevole con cui ritirarsi e rilassarsi.

Perché leggere, a parte i discorsi del piffero, è prima di tutto una necessità interiore.

Ci si ritaglia, ci si libera uno spazio di tempo per consumare, con calma, qualcosa in grado di farci sentire meno soli.

Quando iniziamo a farci spazio tra le righe, quello che conta maggiormente, quello che salta agli occhi, ed è una banalità, lo so, è innanzitutto la voce dell'autore: il suo porsi, il suo utilizzare le parole in un modo che sentiamo più simile a noi, al nostro modo di percepire la realtà che ci circonda quotidianamente.

La storia, la trama, viene di conseguenza: è importante, spesso capitale, ma se la voce narrante non si sintonizza con la testa e gli occhi di chi legge, sarà destinata a cedere il passo alla noia.

Sentirlo accanto, sapere che vede il mondo anche attraverso i nostri occhi e che lo legge come potremmo fare noi, o almeno ci sembra, capirlo e comprenderlo, pur non condividendone, a volte, il punto di vista, ci spinge ad approfondire la sua conoscenza, a scoprirlo come autore e come persona.

Perché chi scrive è una persona, proprio come noi.

Non dimentichiamolo mai.

E se vi pare poco, comunque, questo è quanto.

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P.S: la foto è mia e non c'entra nulla con l'argomento.


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