E arrangiarsi, se non l'aveste capito, vuol dire fare tutto da soli.
Panico, paura, terrore, timore di non essere all'altezza?
Una liberazione, miei cari.
Una benedizione.
Preso atto che il vero aspetto rivoluzionario dell'autoeditoria non è stato e non sarà mai il vendere, ma il potersi pubblicare senza chiedere il permesso a nessuno, tutto il resto è grasso che cola.
Il primo vantaggio è la libertà.
Avete sentito?
Avete capito?
Nella prima fase, quella della stesura, non hai direttive, non devi accontentare nessuno, puoi sbagliare, fregartene e rifare.
Non hai limiti di tempo, non corri il rischio di far spazientire né hai alcun obbligo di soddisfare.
Conseguenze?
Nessuna.
Hai un'idea?
Cerca di realizzarla.
Il come sta solo a te.
Scrivi, scrivi quello che ti pare e rispondi solo a te stesso di quello che scrivi, questa è l'unica cosa che conta veramente.
Poi, in una seconda fase, si tratta di rivedere, di limare e di correggere, questo è poco ma sicuro, ma fare il beta reader e l'editor di sé stessi è la più grande delle soddisfazioni.
Per non parlare poi dell'aspetto grafico.
Nell'universo autoeditoriale, la copertina, può beneficiare della stessa libertà dei contenuti che racchiude.
La libertà d'espressione dell'autoeditore, e in particolare l'essere "libero da", concede di essere "libero di" in una maniera che prima non era mai stata nemmeno concepibile.
Non esistono vincoli, se non quello, solo morale, di esprimersi il più possibile e il meglio possibile.
Praticamente un cannone culturale con una gittata e una potenza di fuoco senza eguali.
Devi solo avere un po' di pazienza e aspettare, perché, per rivedersi in maniera critica e far guadagnare all'opera prodotta quel plusvalore granitico che sarà la tua impronta, occorre far trascorrere un po' di tempo.
Proprio il tempo consente un distacco da ciò che hai scritto tale da mettere in buona luce quei potenziali miglioramenti che solo il senso critico di chi sa essere intellettualmente onesto può realizzare.
Arrangiarsi non vuol dire fare le cose in maniera superficiale, come pensano alcuni, al contrario, significa impegnarsi maggiormente per ottenere un risultato che, in campo editoriale, ricordiamolo, sarebbe ottenuto da una squadra vera e propria.
Una casa editrice.
Arrangiarsi vuol dire fare quello che si può con le risorse che si hanno, tempi compresi.
E l'autoeditore, dato che è un artigiano, ha il dovere, prima di tutto morale, di provare ad arrangiarsi per non dipendere da nessuno, anche da chi potrebbe pagare.
Lavora da solo, pensa, rimugina, scrive e poi ritocca e mette da parte.
Il suo vero mestiere, ciò che caratterizza il frutto del suo lavoro rispetto a quello di una casa editrice, si concretizza prima della pubblicazione.
Il tratto distintivo è il tocco, l'approccio alla scrittura.
Il non appiattimento di un'attitudine, di uno stile, di un modo di rigurgitare un pensiero.
E questo è quanto.
Se vi pare poco ...

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