Realtà o finzione?
Da giorni, oramai, non riesco più a venirne a capo.
La voce non fa altro che farsi presente per mettere in dubbio quelle poche certezze che davo per assodate e, da qualche tempo, ha cominciato pure a tormentarmi per cercare di prendere il comando, così si ostina a dire, del mio gabinetto editoriale.
Ma, allora, ti decidi o no a rivolgerti a un grafico?
Ma perché non mi lasci in pace, sto passeggiando per rilassarmi e il cane, se mi sente parlare con te, magari fraintende, si spaventa e va a finire che non mi si avvicina manco se gli do le crocchette.
E poi, no, non ho soldi da buttare.
Ma un preventivo lo hai chiesto o no?
Sì, l'ho chiesto, va bene? Sei contento?
La risposta, comunque, è no.
La copertina me la faccio io. Decido io.
E poi, scusa, perché mai dovrei prendermi pure la briga di spiegare quello che ho scritto a un estraneo a cui, diciamocelo, non gliene frega un'acca di quello che ho partorito e che, alla fine, mi presenta due o al massimo tre possibilità che, guarda caso, magari, non c'entrano una mazza con il racconto e io, che non voglio essere offensivo, devo pure far finta che ce ne sia una che mi piaccia abbastanza?
E quanto la fai lunga. In ogni caso è più bravo di te o no?
Sì, e allora? Chi se ne frega.
Come, chi se ne frega.
A che serve la copertina?
La copertina deve coprire, no?
Lo dice pure il nome stesso.
Sì, va bene, ma a me le tue fanno schifo.
Invece, a me piacciono, guarda caso.
E, comunque, per lo meno, mi ci impegno a farle.
E poi basta, non ho più voglia di sprecare il mio tempo a discutere con te. Sei praticamente un mal di testa.
Guarda che se continui così, prendo un analgesico e ti faccio scomparire.
Che suscettibilità, sono commosso. E tutto per non voler vedere l'evidenza che hai di fronte agli occhi: tu non sei un professionista, te ne rendi conto o no?
Scusa, ma cosa vuol dire essere un professionista?
Che lo fai per mestiere e, magari, hai pure studiato e sei bravo, ti risulta?
E l'esperienza, allora, l'esperienza che ci si può fare sul campo anche da soli? E i gusti, i miei gusti, che poi sono i gusti di chi paga il cosiddetto professionista, non contano?
A volte non ti capisco, ragioni alla picchio.
C'è poco da ragionare, sono io che comando e non mi voglio far influenzare da una sotto allucinazione come te. Non ho voglia di discutere proprio con nessuno.
Io parto dalla mia volontà. Punto.
E poi faccio.
Tutto il resto non conta un fico secco.
E se sbaglio cerco di cambiare, tutto qua. Non ho voglia di farmi influenzare da nessuno.
E poi, affidarsi ad altri significa, alla fine, anche condividerne i gusti, le opinioni, le scelte o, magari, svilirsi o adattarsi alla stregua di una minoranza. E io, così, non mi diverto.
A me interessa, prima di ogni altra cosa, divertirmi e, se delego tutto, poi, alla fine, che faccio, ci metto solo il nome?
No, guarda, non attacca. Lascia perdere.
Contento tu.

Ciao! Mi trovo in linea con questo articolo. Sto per autopubblicare il mio primo romanzo, un progetto nato nel'ormai lontano 2007 e mai concluso prima perché smarrivo sempre la strada. Quest'anno invece, grazie a tante belle Persone nuove che ho conosciuto ho ricominciato a scrivere, e pensa: mi sono alzato solo adesso perché senza che me ne rendessi conto ho fatto le 5 lavorando a un nuovo progetto.
RispondiEliminaCiao Lorenzo, sono contento che ti sia piaciuto! Allora buona autopubblicazione e in bocca al lupo per il tuo romanzo!
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