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L’ospite inatteso (The Visitor) di Thomas McCarthy


Il film “L’ospite inatteso” (The Visitor), di Thomas McCarthy, è un classico esempio di buon cinema da non lasciarsi sfuggire.

La trama ruota intorno alla figura del professore universitario Walter Vale la cui vita, apparentemente perfetta e scandita solo dagli impegni lavorativi, sembra scalfita soltanto dall’insoddisfazione di non riuscire a trovare un buon insegnante di pianoforte.

Un giorno, di ritorno a New York per una conferenza, trova nel suo appartamento una coppia di giovani immigrati irregolari, Tarek e Zainab, che vivono lì da qualche mese e a sua totale insaputa.

Dopo l’amara sorpresa, l’uomo inizia a conoscerli meglio e familiarizza soprattutto con Tarek, giovane percussionista siriano che sogna di poter vivere solo della propria musica.

Quando sembra crearsi un’armonia quasi perfetta, Tarek, per caso, viene prima fermato dalla polizia nella metro newyorkese e poi, subito dopo, trasferito e trattenuto in un centro di detenzione e smistamento per immigrati.

Trovandosi di fronte al dramma e all’impotenza di una persona in cui rivede le proprie aspirazioni soffocate dalla routine e dall’ingiustizia, Walter si adopererà in tutti i modi per farlo uscire e assisterlo, vivendo, insieme a lui, quel sentimento di smarrimento e alienazione di chi non riesce a comprendere un sistema dalle regole ferree e disumane i cui fini risultano imperscrutabili agli occhi dell’uomo comune.

Durante la detenzione dell’amico, oltre a conoscerne anche la madre, perfezionerà quel percorso di crescita interiore volto al riconoscimento dell’inutilità dei modelli di vita a cui vorremmo uniformarci per non essere emarginati da quello stesso apparato che aspirerebbe a renderci insensibili perfino alle nostre esigenze individuali più intime e profonde.

L’opera di McCarthy ritrae perfettamente le ansie, i dubbi e la mancanza d’integrazione nel mondo occidentale dopo gli attentati dell’undici settembre e rappresenta magistralmente una società vittima delle proprie paure, alimentate da chi droga gli animi, le coscienze e le aspirazioni personali atrofizzando e svilendo anche quegli stessi diritti negati dai cosiddetti regimi illiberali.

Il lungometraggio si conclude con la deportazione del giovane Tarek in Siria, la partenza di sua madre che decide di raggiungerlo e un inedito sfogo del protagonista che lascerà di stucco lo spettatore.

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P.S.: la foto è mia e non c'entra nulla con l'argomento.

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