Quando muore un vecchio della mia città, non te ne accorgi dalla puzza di cadavere che arriva fin sul pianerottolo rendendo l’aria irrespirabile.
Non te ne accorgi neppure dalla bara che scivola silenziosa giù per la tromba delle scale o da un corteo funebre che non seguirai e a cui non verrai mai invitato.
Se sei tra i più fortunati, riesci ad assistere all’arrivo dell’ambulanza e alla concitazione di chi sta ai balconi o di sotto, per strada, ad aspettare di vedere chi verrà issato sulla barella e trasportato, non si sa dove, ma a sirene spiegate.
Sparito, scomparso, volatilizzato.
Hai la certezza amara e inspiegabile che non lo rivedrai mai più, che non ti ritroverai, per l’ennesima volta, nell’imbarazzo di doverlo salutare o scambiarci qualche parola durante il breve tragitto condiviso nella cabina dell’ascensore condominiale.
Oramai da qualche giorno non lo vedi uscire di casa e rientrare con la spesa o il giornale, o fermo vicino al semaforo, con un amico.
Di punto in bianco svanisce, tu non sai dove sia finito e, quando inizi a domandartelo, mettendo insieme quei pochi indizi di cui puoi disporre, vedi che arrivano felici i muratori che cominciano a ristrutturare l’appartamento, già venuto in possesso degli eredi, e quell’avvoltoio del robivecchi che s’avventa sulle poltrone graffiate, il divano fuori moda o le sedie in vimini, gettati con sollievo da chi non vi aveva convissuto per una vita.
Li porta via, lontano, sopra un motocarro, legati con una corda.
Dopo la ristrutturazione, arrivano puntuali le visite dei primi studenti universitari o il solito agente immobiliare affamato e in doppio petto.
Quando muore un vecchio della mia città, se non sai dove sia finito, ma sai che viveva dove vivi tu, te ne puoi accorgere dai rifiuti sotto casa, di fronte al portone.
Dalla sera alla mattina il marciapiede si riempie di affetti personali, libri, riviste, biancheria, vestiti usati ma in buone condizioni, talora anche appena ritirati dalla lavanderia, intere collezioni di fumetti, francobolli, sassi di mare o fini soprammobili in porcellana.
Una vita, quanto aveva di più caro, fa bella mostra di sé in grandi sacchi di plastica trasparente.
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P.S.: la foto è mia e non c'entra nulla con l'argomento.

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