Sì, è vero.
C'è una netta distinzione tra autoeditoria e autopubblicazione, tra il pubblicare un libro o un racconto da soli e il postare qualcosa sui social o su un blog, come questo.
Anche se postare sui social non significa per forza scrivere schifezze o cose sgrammaticate.
Si possono postare anche contenuti di un certo livello.
Per assurdo, forse, il modo per essere letti con più facilità è proprio attraverso l'uso di questi strumenti.
Poi che non porti soldi o che ci sia qualcuno che possa fare copia e incolla con quanto ci è costato parecchio buttare giù e ritoccare maniacalmente, beh, quello è un altro discorso.
Ma io dico sempre che se qualcuno pubblica qualcosa che non ha scritto, molto difficilmente, visti i tempi, ci potrà fare dei soldi.
E poi se è anche un po' pieno di sé, è ancora più difficile che si pavoneggi con qualcosa che sa benissimo di non aver fabbricato.
Una questione di ego, insomma.
Ma il punto che volevo toccare è un altro.
O meglio, vorrei ribadire un'evidenza già nota ai più che si destreggiano in questo contesto, e lo vorrei fare con un'unica parola: liquidità.
L'era del digitale che stiamo vivendo tutti, unita alla saturazione del mercato ma soprattutto dell'offerta, rende sempre meno demarcata quella linea distintiva che c'è tra il mare magno dell'autopubblicazione che, ricordiamolo, ricomprende anche l'autoeditoria, dei termini inglesi me ne strafrego, e l'autoeditoria in senso stretto.
E questo in relazione anche alla volontà di trarre profitto o no dalle proprie opere.
Detto in altre parole: se scrivo piuttosto bene e lo faccio su un blog, chi o che cosa toglie dignità letteraria, o semplicemente qualità, a quanto pubblico senza un ISDN?
Ma andiamo oltre e prendiamo come spunto il prezzo: se non chiedo soldi al lettore, che differenza c'è tra il pubblicare su un proprio sito un racconto o farlo arrivare a chi legge attraverso un file epub?
Una copertina?
E mettiamo che sul blog, di fianco o sopra il racconto, ci infilo pure quella.
Che differenza c'è?
Ricordiamo, inoltre, che un file Epub, ma anche uno Mobi, sono forzabili e si può copiare e incollare quanto pubblicato regolarmente attraverso un canale ordinario.
Forse è la carta, la stampa, il poter toccare con mano e sfogliare, quello che fa la differenza tra i contenuti liquidi e l'autoeditoria in senso stretto.
Quella carta che ci fa rimanere attaccati ancora al concetto della mia o della tua copia di quel certo libro.
Ma poi siamo sicuri che sia soltanto la carta quella che fa la differenza?
Boh, ci ripenso e ve lo dico dopo.
(Se ti è piaciuto il post, condividilo)
P.S.: la foto è mia e non c'entra nulla con l'argomento.

Commenti
Posta un commento