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Visualizzazione dei post da febbraio, 2026

Petroliere all'orizzonte

Petroliere all'orizzonte, una carovana di piccoli mattoncini,  lenti , dirette, in fila,  verso le ciminiere del golfo, gonfie di liquame, feci della terra. Respirano il profitto e il lavoro. E si consuma di cancro il fiato di chi ride , di chi non vede e di chi non conta nulla. (Se ti è piaciuto il post, condividilo) P.S.: la foto è mia e non c'entra nulla con l'argomento.

La langue de Stanley dans le vinagre di Alain Ulysse Tremblay

La langue de Stanley dans le vinaigre , di Alain Ulysse Tremblay , è un romanzo ambientato nei quartieri poveri di Montreal. Si contraddistingue per crudezza e disillusione e narra la vita di un lavoratore di strada, elemento di cerniera tra il dipartimento comunale della salute e le zone più difficili del conglomerato urbano. Il protagonista soccorre quotidianamente gli invisibili, gli emarginati, i reietti e tutti coloro che gridano aiuto in un silenzio assordante d'indifferenza condivisa. La sua è un’esistenza dura, raccontata volutamente dentro ai confini di un'alienazione vissuta come regola. Viene ostracizzato sia dalle forze dell’ordine , che non vedono di buon occhio la sua attività di controllo e prevenzione e considerano il suo intervento, spesso, ai limiti dell'invasione di campo, sia dalla stessa criminalità organizzata , sempre in allerta e in continua osservazione di un personaggio che passa tutto il suo tempo vicino alle zone di spaccio o nei pressi dei punt...

Autoeditoria: volete essere scoperti e letti?

Mentre passeggio lentamente in attesa che Marcus faccia quello che deve fare dopo aver trovato il posto giusto, mi guardo intorno, perché  passeggiare  senza meta vuol dire anche questo, e rimugino.  Tenete presente che il sottoscritto, da un po' di tempo a questa parte, osservati con attenzione e disgusto tutti gli psicopatici ultrasettantenni che non fanno altro che marciare alla velocità della luce senza sosta e in qualunque direzione come se fossero treni senza freni su un binario, ha cominciato a imporsi, non solo, di non fare così, ma di fare proprio il contrario.  E il muovere lentamente una gamba alla volta, coniugato al fatto che, finalmente, il tuo cane ha trovato il posto adatto per "espletare", mi fanno venire in mente che chi scrive, se ci pensate un attimo, ha le stesse necessità di chi sta seduto in gabinetto.  Prima di tutto ci dev'essere l'impellenza di esprimersi, un'inevitabile spinta che proviene da dentro, un irrefrenabile tumulto interior...

Il fantasma (parte prima)

Il fantasma lo vedo tutti i giorni quando porta a spasso il suo cane. Sono insignificanti tutti e due.  Quando li guardo, non so chi sia che porta a spasso chi.  Sono spenti, stanchi, vecchi. E poi non hanno più gli occhi . Hanno come due buchi neri , due cavità oscure contorniate da un grigio sfumato. Se li osservo bene, sembrano due cadaveri, due borse quasi vuote, piene soltanto di qualcosa che non assomiglia minimamente a un ultimo soffio di vita . Quella del fantasma non pare affatto una passeggiata.  Sembra più una corsa contro il tempo , un'abitudine che non ha più un senso o un piccolo piacere che le corrisponda. Sembra più un affanno, il desiderio di fare in fretta qualche cosa che si dovrà rifare la mattina dopo e poi ancora e ancora. Il suo sguardo non è mai rivolto a un oggetto, a una persona.  Non ha una direzione .  Uno sguardo privo di espressione, privo di vita. Qualche volta, specie la mattina presto, quando sguinzaglia il suo piccolo non morto...