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Essere un autoeditore: conversazioni con me stesso


Essere un autoeditore significa arrangiarsi, fare da soli, imparare sul campo e migliorarsi nel tempo.

Che? Scherzi? Guarda che stai prendendo un abbaglio! Significa esattamente il contrario. Devi affidarti ai professionisti, e mica uno solo, eh? Tanti quante sono le tue necessità!

Ancora tu? 

Eh già, ancora io. Non ti libererai di me tanto facilmente.

Guarda che sei solo una proiezione dell'ego, anzi, per essere precisi, una distorsione! E, secondo te, io devo stare dietro a un'allucinazione? Non penso proprio.

Prima di tutto, quello che ti riguarda, mi riguarda, caro, e poi non mi limiterei, al posto tuo, a definirmi solo un'allucinazione: sono la tua coscienza critica.

Ah, sì? E con che soldi dovrei pagare questi professionisti, dimmi?

E che ne so io, vedi tu, rivedi le tue priorità di spesa!

Le mie priorità di spesa?

Ma se la nostra situazione economica è talmente tragica che sfocia nella risata, che vuoi rivedere? E poi guarda che mi capita, ora gli do anche corda, come se esistesse, come se fosse davvero la voce della mia coscienza.

Va bene, ma allora che vuoi fare, arrangiarti per davvero? E la copertina? E i Betareader?

Tanto per cominciare, dovresti proprio cambiare mentalità: ma perché non possiamo fare tutto da soli, scusa? Ci sediamo con calma, leggiamo e rileggiamo le parti già scritte, che poi magari ci viene un'idea per continuare la stesura e, quando ci serve una pausa per rilassare occhi e cervello (anche per evitare di riavere il piacere di dissertare ancora con uno come te!), si va in giro a scovare particolari da fotografare e modificare per fare una copertina. E poi fare da soli vuol dire sbagliare, questo è vero, per carità, però s'impara e non hai a che fare con certi snob che, solo per scambiarci due parole, ti senti fare delle richieste che non stanno né in cielo né in terra. 

E poi spiegami una cosa, perché mai dovrei mettermi sullo stesso piano di una casa editrice, di un imprenditoreNoi, cioè io, sono prima di tutto uno che scrive e poi uno che pubblica, il mio ruolo di editore è, sì, importante ma sta in secondo piano, non credi?

Fammi capire una cosa, scusa: ma quante copie pretendi di vendere con questa mentalità, uno barra due? Perché, se è così, io abbandono la conversazione, anzi, ciao, ciao!

E mica scherza, alla fine se ne è andato.

Comunque, per finire, dicevo che non bado ai numeri.

Prima di tutto si bada alla sostanza, e cioè alla scrittura, ma, subito dopo, all'emancipazione, all'autarchia, al fare come ci pare e soprattutto da soli e con i nostri tempi.

E quando ci ricapita?

E poi perché non buttarci, in fondo si tratta solo di scrivere.

E così sia.
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P.S.: la foto è mia e non c'entra nulla con l'argomento.

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