La prima regola per diventare un autoeditore è la seguente:
la scrittura deve essere un piacere.
E capirai, ci mancherebbe pure, potresti dirmi.
Invece, è tutt'altro che scontato.
Perché?
Bella domanda.
Tanto per cominciare perché, se è un piacere per davvero, e i veri piaceri sono rimasti pochi, non deve (o non dovrebbe) mai e poi mai essere un peso, un dovere, e questo in nome di qualunque cosa, anche del fatto che un giorno, pure lontano, lontanissimo, come ti pare, ci potresti fare dei soldi.
Ecco un'altra parola che dovrebbe riecheggiare: naturalezza.
Per scrivere bene, devi goderne a pieno, non ti deve costare nulla, deve essere liberatorio, una goduria, un sollazzo.
Anche perché ti ci devi impegnare, ti ci devi dare parecchio, ti ci devi immergere, andare in apnea e poi risalire e continuare a nuotare, così, giusto per usare una metafora.
Nulla di grave, nulla di capitale, nulla d'incontrovertibile.
Solo divertimento e leggerezza, spensieratezza e spasso.
Tutto è continuamente un gioco, in gioco, mutevole e, per ciò stesso, piacevole.
Giocare con le parole e iniziare a utilizzarle per costruire qualcosa che piaccia per primo a te stesso.
Se la cosa ti costa assai e, per la paura di prenderti troppo sul serio, entri nel panico o in paranoia, o ti abbandoni alla preoccupazione di non essere all'altezza, lascia perdere, datti magari al tennis oppure al golf.
No, va bene, dai, adesso esagero io: il golf è davvero troppo.
Comunque, sperimenta, prova, fai, rifai e poi distruggi tutto se non ti piace, se non ti rappresenta.
E ridi e stai leggero.
In fondo, tienilo bene a mente, stai "solo" facendo qualcosa che ti piace o che ti "dovrebbe" piacere.
E non esserne contenti sarebbe un controsenso, no?
(Se ti è piaciuto il post, condividilo)
P.S.: la foto è mia e non c'entra nulla con l'argomento.

Commenti
Posta un commento